Sentirsi forti senza credere che basti: la prima sfida del Palermo
Il Palermo inaugura la stagione davanti al proprio pubblico dopo il successo sul Lecce e un mercato che ha alzato le ambizioni: contro la Juve Stabia il primo banco di prova sarà anche nella gestione delle aspettative.
di Giulia Bagnasco
C'è una frase di Filippo Inzaghi che, alla vigilia dell'esordio contro la Juve Stabia, contiene già tutta la partita che aspetta il Palermo. «Noi siamo molto forti», dice l'allenatore. Ma subito dopo aggiunge: «Se non avremo l'elmetto in testa non andremo da nessuna parte».
Non è soltanto una raccomandazione alla prudenza. È la fotografia di una squadra che, da oggi, dovrà misurarsi anche con il peso del proprio valore.
Perché una squadra può avere consapevolezza del proprio valore senza trasformarla in presunzione. E può essere consapevole delle aspettative senza trasformarle in paura. La domanda, allora, è semplice soltanto in apparenza: come si fa a sentirsi forti senza iniziare a comportarsi come se bastasse essere forti?
È questo il primo esame che attende il Palermo oggi al “Renzo Barbera”, davanti a un pubblico che Inzaghi si aspetta possa superare le 30 mila presenze. Ed è un esame diverso da quello superato pochi giorni fa contro il Lecce. In Coppa Italia il Palermo aveva «poco da perdere e tutto da guadagnare»: affrontava una squadra di Serie A e poteva conquistare entusiasmo, fiducia e convinzione. Oggi, invece, comincia il campionato e il copione cambia. Perché stavolta è il Palermo ad avere qualcosa da perdere.
Dall'altra parte c'è una Juve Stabia che, proprio per questo, può permettersi di affrontare il “Barbera” con un peso diverso sulle spalle. Il mister De Giorgio ha definito la sua squadra ancora «ibrida», ma ha chiarito che a Palermo sarà «vietato avere paura». È una frase che racconta bene la differenza tra le due condizioni: gli ospiti possono giocarsi la possibilità di sorprendere, il Palermo deve dimostrare di essere all'altezza di ciò che tutti si aspettano da lui.
Il mercato ha infatti cambiato la squadra, ma insieme alla qualità ha cambiato anche le aspettative che la circondano. E Inzaghi sembra perfettamente consapevole del rischio: da una parte riconosce che il Palermo è «molto forte», dall'altra invita a non farsi «abbagliare» da chi lo definisce una corazzata. Perché riconoscere di avere più qualità degli avversari è una risorsa; pensare che quella qualità possa risolvere le partite da sola è un'altra cosa.
La differenza, in fondo, si vede anche da come una squadra reagisce a ciò che non aveva previsto. L'infortunio di Jesse Joronen ha costretto Mattia Fortin a entrare contro il Lecce a freddo, con quasi novanta minuti ancora da giocare. Il giovane portiere ha risposto presente e Inzaghi lo ha elogiato con parole semplici ma significative: «Ha dimostrato perché lo abbiamo voluto». È forse l'esempio più concreto di cosa debba significare una rosa più profonda: non soltanto avere alternative migliori, ma avere giocatori pronti a trasformare un imprevisto in un'occasione, senza permettere che un problema diventi un'emergenza.
Oggi il Palermo comincia il campionato con una rosa più forte e con aspettative più alte. Ma proprio per questo il primo passo verso il salto di qualità non sarà dimostrare di essere una corazzata.
Sarà dimostrare di sapersi sentire forti senza comportarsi come se bastasse esserlo.
Perché essere forti quando nessuno pretende nulla da te è una cosa.
Essere forti quando tutti pretendono che tu lo sia è un'altra partita.
E quella partita, oggi, comincia al “Renzo Barbera”.
Redazione