Sasà Salvaggio: «Cessione Palermo? A me sembra una barzelletta»
L'intervista all'attore comico Sasà Salvaggio.
Il Palermo sta per passare in nuove mani. Già oggi allo stadio Olimpico Grande Torino potremmo conoscere l'identità ed il volto del nuovo presidente rosanero. In merito alla cessione al Fondo anglo-americano, abbiamo fatto due chiacchiere con l'attore Sasà Salvaggio
Che ne pensa delle vicende societarie e della cessione del club? È finita un'era?
«Per ora, mi sa che sono le invenzioni del caso. Uno può commentare una cosa nel momento in cui si manifesta. Per me in questo momento non ci sono né americani, né fondo, né nuovo presidente ed è tutto come ieri. Non vorrei che sia un’altra bella finta per far stare tranquillo l’ambiente. Poi bisogna vedere chi sono, si è parlato di Taylor, che però smentisce. Insomma, mi pare una delle solite barzellette alla Zamparini. Nessuno che abbia detto "Sì, siamo noi gli acquirenti". Solitamente, quando c’è un acquirente, c’è uno che vende e uno che compra. Quello che vende si conosce, quello che compra no».
È presto per cantar vittoria, dunque.
«Ancora non si sa niente. Io non so se sia vero o non sia vero. Certo, se ci fosse stato un fondo americano, penso che qualcuno avrebbe parlato. Sono tutte cose che ha detto Zamparini, che è ancora il presidente del Palermo. Non vorrei che sia tutto uno specchietto per le allodole».
Poniamo il caso in cui, invece, questi americani ci siano. Lei crede che possano realizzare qualcosa di importante a Palermo? La costruzione dello stadio e del centro sportivo può essere una grande opportunità.
«Che ben vengano! Magari! Ma io sono come San Tommaso. Intanto andiamo un passo alla volta e pensiamo a quest’anno. Speriamo di non andare in Serie B, che già sarebbe un risultato straordinario, e poi si vede per il prossimo. Prima di cominciare a correre bisogna saper camminare e noi non sappiamo ancora camminare. Il Palermo è ancora nelle mani di Zamparini, perciò figuriamoci. Vediamo che succede».
Un’ultima domanda sulla partita di oggi. Torino-Palermo come finisce?
«Non lo so. Sulla carta finisce male. Vero che il Torino non è in forma, ma noi siamo bravi a far risuscitare i morti. È una squadra che bene o male lotta. Il problema del Palermo è che gli manca la personalità giusta, anche se ultimamente ha giochicchiato. Penso alla partita contro l’Atalanta, in cui si è divorato gol incredibili».
Quindi con Lopez secondo lei il Palermo gioca meglio…
«Il problema è sempre e comunque la difesa. Abbiamo le statuine del presepe del prossimo Natale: la difesa del Palermo. Tanto sono sempre lì fermi. Una difesa improponibile, un attacco che non concretizza e un centrocampo così… Parliamoci chiaro: è una squadra mediocre».
La classifica solitamente parla chiaro...
«Il discorso è che l’Empoli perde sempre, non vince, ma noi non facciamo un punto. Dopo il Torino, c’è la Roma in casa, ormai in ogni partita il problema è fare punti. Contro la Sampdoria aveva il match-point, si doveva fare di tutto per vincere e pareggia all’ultimo? Manca proprio la personalità, lo si è visto anche contro il Pescara, in vantaggio per 90’ poi gli ultimi cinque non hanno più giocato. E Gonzalez fece una manovra alla Bruce Lee che solo uno che è sciarriato con la palla può fare al 92’. Difficilmente l’arbitro fischia un rigore in quel frangente, ma se ci entri come un karateka devi andare a giocare in Serie B. Con il Pescara potevamo perdere e con la Samp è successa la stessa cosa. Negli ultimi cinque minuti abbiamo permesso a Quagliarella solo di tirare in area. Ma come si fa? Perché non si mettevano tutti in undici a barriera?».
Molti infatti non hanno capito l’ingresso di Embalo
«Sono scelte allucinanti. Anche l’utilizzo di Diamanti: è l’unico giocatore di qualità in rosa e gli fanno giocare 15 minuti a partita».
Insomma, è difficile che il Palermo si salvi ma ci crediamo ancora. Vero?
«Il problema è che il miracolo c’è già stato l’anno scorso…pure quest’anno ù miraculu? (ride amaro)».
di Manuel Mannino ed Emilio Scibona
Redazione