Palermo, pagellone 2024 - attacco: poche vacche grasse, troppe vacche magre
L'attacco rosanero nel 2024 ha vissuto fasi parecchio controverse, tra prestazioni rivedibili e polemiche extra-campo, e con una escalation progressiva di critiche tali da poter essere considerato, a fine anno, uno dei fattori più problematici dell'annata vissuta dal Palermo. E non si commetta l'errore di ridurre il giudizio alla misera prolificità fatta registrare sotto la gestione di Alessio Dionisi, perché anche il girone di ritorno della passata stagione nasconde più ombre di quante l'esaltante dato sui gol segnati dal Palermo sia riuscito a nascondere.
Escludendo Brunori (sul quale poi sarà necessario soffermarsi), capace di trovare la via della rete con continuità nei primi mesi del 2024, il contributo degli altri membri dell'attacco spazia dal magro all'inesistente: appena 4 centri in due tra Soleri e Mancuso, Di Francesco l'unico tra gli esterni ad andare in gol e solo in due circostanze, con Insigne, Di Mariano e Chaka Traoré rimasti totalmente a secco. A colmare le lacune dei calciatori appena citati hanno provveduto Segre, Ranocchia e qualche audace difensore; un aspetto che avrebbe forse dovuto far drizzare le antenne di chi poi, archiviata la stagione, avrebbe dovuto analizzare attentamente le difficoltà realizzative e porvi rimedio in sede di mercato.
Invece, con un budget cospicuo e 3 mesi a disposizione, non solo non è stato messo in atto alcun miglioramento effettivo, ma il rendimento dell'attacco nel corso di questi ultimi mesi è regredito paurosamente; tra valutazioni azzardate, scelte insolite e forse anche un po' tardive, alla fine nelle mani di Alessio Dionisi è stato consegnato un reparto ricco di incognite, dove l'unica teorica sicurezza si è rivelata il più grosso e frustrante punto interrogativo. Salutati Mancuso e Soleri, l'arrivo di Henry ha fatto ben sperare in molti, e a ragione perché il profilo era sicuramente intrigante. Ma la scelta di non ingaggiare una terza punta di ruolo ha di fatto tolto una soluzione in avanti, e, nonostante un inizio discreto, il francese si è man mano dimostrato un elemento senza una abbondante doppia cifra nelle corde; con Henry inceppato e Brunori indeciso, Dionisi ha cercato di correre ai ripari inserendo l'ultimo arrivato, Jeremy Le Douaron, più in volte in una posizione da centravanti che, nel complesso, non gli calza decisamente a pennello. L'ex Brest, acquistato per una cifra significativa, ha sofferto parecchio la necessità di ambientarsi in una realtà straniera, ma soprattutto la sfilza di equivoci tattici dei quali è stato sul malgrado oggetto: esterno sinistro, prima punta, seconda punta, un giro di posizioni che disorienterebbe chiunque, e nonostante abbia chiuso l'anno in crescita, con le prime due reti italiane, la sensazione che l'attesa non sia valsa l'investimento affrontato è comune a molti. Per non parlare del terzo francese in attacco, il più giovane, Appuah, probabilmente capitato nel peggior contesto possibile per la crescita di un giovane, e costretto ad accontentarsi di un minutaggio irrisorio. Sulle altre ali, reduci dalla passata stagione, non c'è molto da dire; si è scelto di rinnovare la fiducia a Di Mariano, Insigne e Di Francesco, legittimo, ma era anche lecito aspettarsi che alla fine potessero riconfermarsi come gli stessi giocatori già noti dal campionato scorso, coi loro pregi e difetti, senza trasformazioni significative.
E ora l'argomento più spinoso, che è destinato a far discutere anche nelle settimane a venire. Matteo Brunori e il Palermo hanno scritto insieme capitoli indimenticabili della storia rosanero, una storia di riscatto, fiducia e unione che il tempo non potrà cancellare; è innegabile però come certi legami a un certo punto abbiano necessariamente bisogno di essere scolti, per evitare fraintendimenti in grado di sporcare la limpidezza di un rapporto. La volontà del calciatore di cogliere nuove opportunità era chiara e comprensibile già in estate, e la polemica relativa alle dichiarazioni post-Venezia ha fatto divampare una fiamma che poteva essere attenuata prima dell'intervista autoprodotta in pieno agosto, dopo settimane ricche di indiscrezioni e dietrologia. Inizia la stagione e il Capitano è in prima linea, con la fiducia ritrovata di parte della tifoseria, poi scorrono le settimane e si accumulano le panchine, i fastidi fisici, il numero 9 non è più sereno, la sintonia con la piazza via via va dissolvendosi; le dichiarazioni di Dionisi lasciano intendere uno stato di scarsa concentrazione e applicazione del giocatore, che per diverse giornate non trova spazio, chiudendo il 2024 con un impiego da titolare contro il Bari e un secondo tempo a Cittadella. Tutto questo con una sola rete in stagione su rigore e ancora un'intensa discussione sul suo futuro a Palermo. Una questione gestita superficialmente da tutte le parti in causa, da chi non ha saputo individuare una soluzione adeguata e remunerativa per lasciare andare un ragazzo mentalmente distante dalla squadra e da chi non ha evidentemente dimostrato di possedere la forma mentis adeguata per accettare dei risvolti insoddisfacenti continuando comunque a garantire l'abnegazione massima al club meritevole di averlo lanciato a livelli mai raggiunti. E ora purtroppo, a prescindere dai prossimi eventi, qualcosa tra Brunori, Palermo e il Palermo si è disgraziatamente rotto.
Un anno travagliato come quello appena vissuto non può certo produrre valutazioni stellari, e l'insufficienza grave è ciò che ha dimostrato di meritare il reparto offensivo rosanero, il più delle volte inefficace e dominato dal disordine. Rinforzare l'attacco e rivederne i principi tattici dovranno essere tra le priorità di inizio 2025 per l'area tecnica rosanero, chiunque ne sarà responsabile.
Andrea Bosco