Venezia-Palermo 2-0: sconfitta che lascia un'indicazione per i playoff

Il Palermo cade a Venezia nell'ultima di campionato: dopo un primo tempo solido, i rosanero pagano la scarsa precisione e l'accelerazione dei lagunari nella ripresa. Chiusa la regular season, la testa va ai playoff: servirà trattenere la lucidità mostrata nei primi 45 minuti per sognare in grande.

Venezia-Palermo 2-0: sconfitta che lascia un'indicazione per i playoff

di Giulia Bagnasco

Al "Pier Luigi Penzo" il Palermo chiude la regular season con una sconfitta dentro una serata che, fin dal calcio d'inizio delle 20.30, aveva già un suo colore preciso.
Il Venezia arrivava con la promozione in Serie A già conquistata, ma con il primo posto ancora da difendere dalle grinfie del Frosinone, vittorioso in contemporanea e anch'egli promosso in massima serie.
Sugli spalti c'erano cori, fumogeni, un entusiasmo continuo che non faceva da semplice cornice: col passare dei minuti sembrava quasi accompagnare il ritmo della gara.

Anche le scelte iniziali raccontavano bene il contesto. Stroppa si è affidato al suo undici più riconoscibile, senza energie da conservare. Inzaghi, invece, ha presentato una formazione inedita, con il quarto posto già blindato e lo sguardo inevitabilmente rivolto ai playoff.

Eppure, per quasi tutto il primo tempo, questa diversa temperatura emotiva si è avvertita molto meno di quanto dica il risultato finale.

La prima partita, in fondo, è stata quella delle occasioni lasciate a metà. Il Venezia ha tenuto più pallone e più campo, ma senza riuscire a trasformare davvero quel possesso in superiorità pulita.
Il Palermo, invece, ha dato subito la sensazione di volerci stare davvero. La parata di Stankovic su Palumbo al 29', la conclusione di Bereszynski al 23', il colpo di testa di Le Douaron al 44' finito di poco alto: nel primo tempo rosanero c'era già abbastanza per immaginare un'altra serata.

I numeri dell'intervallo raccontavano quasi una linea di equilibrio, ma il Palermo aveva avuto forse la sensazione più concreta di poterla spostare. Aveva costruito almeno un paio di situazioni nitide, senza però trovare l'ultimo gesto.
È un filo che accompagna il Palermo da mesi. Costruisce, si affaccia, a tratti perfino sceglie bene il modo di arrivarci. Poi, nel momento in cui la giocata chiede precisione definitiva, lascia quasi sempre qualcosa per strada.
All'intervallo la gara era ancora aperta anche per questo: il Venezia non aveva ancora trovato il varco, il Palermo non aveva saputo approfittare dei suoi.

Poi la partita si è girata appena riaperto il gioco. Dopo meno di un minuto della ripresa, Doumbia ha trovato l'1-0. Un episodio che ha cambiato il punteggio, ma soprattutto il clima.
Da lì il Venezia ha iniziato a giocare la partita che voleva. Il Palermo, invece, ha cominciato a giocare quella che inseguiva.
Ed è stato anche il momento in cui il "Penzo" è entrato davvero nella gara.
La festa che nel primo tempo era rimasta sullo sfondo è diventata una specie di spinta continua: ogni recupero, ogni cross, ogni pallone respinto sembrava aggiungere un piccolo strato di convinzione alla squadra di casa.

Il secondo tempo, più che nei numeri, si è visto nella qualità delle occasioni.
La traversa di Lauberbach e il palo di Doumbia al 54', la parata di Joronen su Kike Pérez, il palo di Compagnon all'84' hanno raccontato da soli il cambio d'inerzia.
Se nel primo tempo il Palermo era rimasto dentro la stessa partita del Venezia, nella ripresa la squadra di Stroppa ha cominciato ad arrivare meglio, da zone più pulite, con maggiore continuità.

Non era soltanto una questione di volume. Era il peso crescente di ogni azione. Per diversi minuti, comunque, il Palermo ha continuato a cercare la partita.
Inzaghi ha provato a cambiare ritmo e peso offensivo con gli ingressi di Johnsen, Pohjanpalo, Gomes, Veroli e Rui Modesto.
Ci sono stati i tentativi di Segre e Bereszynski al 74', il colpo di testa alto di Ceccaroni all'83', qualche pallone riportato stabilmente nella metà campo avversaria.
Ma era già cambiata la qualità delle decisioni.

Nel primo tempo i rosanero avevano trovato linee pulite e tempi leggibili. Nella ripresa hanno continuato a provarci con più fretta che lucidità. E quando una squadra perde precisione tecnica, spesso prima ha perso una quota di naturalezza mentale.
Non smetti di giocare. Smetti, poco alla volta, di scegliere bene. Il 2-0 di Compagnon nel recupero ha fissato soltanto il punteggio. La partita, in realtà, si era inclinata molto prima.

Per il Palermo, però, questa sconfitta lascia qualcosa che va oltre il risultato.
Per un tempo, anche con una formazione mai vista, i rosanero hanno retto il livello, hanno creato, hanno mostrato di poter stare dentro una partita vera.
Poi, quando il contesto si è acceso e la gara ha cambiato velocità, hanno perso soprattutto precisione interiore prima ancora che tecnica.

Adesso il campionato si ferma e comincia un altro torneo.
I playoff avranno un rumore diverso. Meno festa, forse, ma un peso specifico più alto: ogni pallone sbagliato resterà più a lungo nella testa, ogni scelta avrà conseguenze più immediate.
È qui che il Palermo arriva ora. Non con una risposta definitiva, ma con un'indicazione piuttosto nitida.
Per un tempo, a Venezia, quella lucidità si era vista. La parte più importante comincia adesso: riuscire a trattenerla quando la partita si stringe, quando l'occasione si fa più pesante, quando basta un dettaglio per cambiare il verso di una stagione.