Palermo, analisi di fine anno. Allenatori: il consolidamento Corini, la gestione Mignani, il prestativo Dionisi

Palermo, analisi di fine anno. Allenatori: il consolidamento Corini, la gestione Mignani, il prestativo Dionisi

Non è mai semplice valutare un allenatore nello svolgimento del suo operato, poiché il rendimento dipende da molti fattori, alcuni dei quali sono difficilmente imputabili al mister, ma alcune conclusioni possono essere tratte e, certamente, gli allenatori del Palermo non hanno particolarmente brillato. Tre è però già un numero sufficiente per stabilire che tutte le problematiche non possono essere imputate soltanto alla gestione tecnica, ma esse devono essere ripartite anche tra società e calciatori, nonché a dinamiche di spogliatoio.

CORINI - VOTO 5

Il 2024 ha visto la riconferma di Corini, che nella riapplicazione del 4-3-3 in un primo momento dell'anno ha vissuto la sua fase migliore: l'inventiva di Ranocchia, i continui inserimenti di Segre, la spinta di terzini ed esterni hanno portato il Palermo a un passo dal secondo posto. Il consolidamento sembrava essere giunto al punto finale del percorso. La squadra tra gennaio e fine febbraio ha effettivamente offerto un calcio interessante, dinamico, veloce e offensivo: 4 reti al Modena, 3 al Bari, 3 al Como e 2 alla Cremonese soltanto per citare alcuni dei momenti migliori di quel Palermo. Il secondo tempo di Cremona ha però sparigliato le carte dal mazzo e il mister, cercando nuove conferme, ha tentato di applicare il 4-2-3-1 ma con scarsi risultati. La gestione dello spogliatoio è saltata, il Palermo viveva primi tempi esaltanti e bruschi crolli nei secondi fino all'esonero di Pisa del 1° aprile. In quella partita, i rosanero disputarono uno splendido primo tempo con 3 reti nel primo tempo - una annullata per questione di centimetri - ma la fragilità della squadra è poi emersa nella ripresa. Un'opportunità mancata, il Palermo più bello che si è perso sul più bello.

MIGNANI - VOTO 5.5

Subentrato a inizio aprile, il tecnico non ha avuto tempi e possibilità concrete di raddrizzare la barca Palermo ormai alla deriva, dispersa tra le onde. A una serie iniziale di pareggi, contraddistinta dalla volontà di non esporsi, il mister ha variato da un iniziale 3-5-2 al 3-4-1-2 fino al 3-4-2-1 della fase playoff. Nella gara-spareggio contro la Sampdoria, Mignani ha offerto la versione più convincente del suo Palermo: l'aggressione alta, attacchi veloci a coinvolgere persino gli esterni bassi, ritmo e intensità. Il tecnico ha provato a replicarsi contro il Venezia ma sono poi emerse le debolezze della squadra. Talvolta fin troppo prudente, il mister non ha saputo conquistarsi la riconferme. Sarebbe forse bastata un pizzico di audacia in più, ma le idee per costruire qualcosa di solido sembravano esservi.

DIONISI - VOTO 5-

Curriculum importante, esperienza da Serie A, il tempo per conoscere la squadra sin dal lungo ritiro estivo, le promesse di grandi risultati alla Curva rosanero. Tutto questo finora non è bastato e il Palermo di Dionisi si è fin qui dimostrato il più disorganizzato della gestione City Group.

Il 4-3-3 ha dato risultati altalenanti ma aveva finalmente trovato una sua quadra alla ripresa dalla sosta di inizio novembre: tra Sampdoria e Spezia, il Palermo dava l'impressione di potere pungere da un momento all'altro grazie alla forza d'urto dei suoi esterni offensivi ben imbeccati dall'inedita regia di Ranocchia. Tuttavia, questa soluzione ha costretto Gomes a una perenne e difficilmente spiegabile panchina. Il Palermo ha poi perso verve offensiva: gli inserimenti di Segre sono ormai un lontano ricordo, la collocazione sul campo degli esterni è approssimativa, la costruzione dal basso è farraginosa. La squadra segna raramente su azione, subisce l'aggressività degli avversari e perde molti contrasti. Soltanto i piazzati regalano gioie, ben calciati da Ranocchia e ben aggrediti dai vari Baniya, Nikolaou, Ceccaroni e Le Douaron. Per il resto poco sembra avere funzionato: le continue formazioni diverse e i vari esperimenti hanno mandato in confusione l'intero comparto squadra. Infine, una nota sui cambi: spesso tardivi, rarissimamente incisivi e le partite vinte dai rosa nei secondi tempi sono soltanto una (27 agosto, contro la Cremonese, di tempo ne è passato tanto!). 24 punti in 20 partite rappresentano un risultato rabbrividente, il dato del sesto peggior attacco del campionato è emblematico. Il Palermo prestativo di Dionisi ha avuto poca sostanza.