Palermo, alla fine paga De Sanctis per tutti

Palermo, alla fine paga De Sanctis per tutti

Questione di responsabilità, di impatto delle scelte sul rendimento della terribile stagione in corso, dunque di valutazioni che idealmente mirano a risolvere i problemi più gravi di un Palermo a cui ne basterebbero la metà.
Paga Morgan De Sanctis, che saluta insieme con Giulio Migliaccio dopo appena sette mesi. Paga perché le sue scelte non hanno pagato ma, piuttosto, hanno presentato un conto salato. Necessaria, prima di entrare nel merito della gestione infruttuosa che riguarda l'ormai ex ds rosanero, una premessa: De Sanctis è da ritenere certamente il primo, ma non l'unico responsabile.

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IL MANIFESTO SMENTITO

Sì, la campagna acquisti, primo peccato originale della gestione De Sanctis. Budget imponente, il più ricco della categoria, con l'unico obiettivo di rinforzare una rosa che nella stagione precedente aveva presentato lacune in ogni reparto. Ma in primo luogo un manifesto, dallo stesso ex direttore sportivo dichiarato in sede di presentazione: a Palermo solo giocatori con grande motivazione. Di vincere, ma soprattutto di indossare la maglia rosanero.
Un comandamento presto smentito: dal colpo di teatro pisano, protagonista Dario Saric, passando dalla rescissione con Fabio Lucioni, per finire alla più spinosa delle dinamiche interne allo spogliatoio, quella dello scontento Matteo Brunori. Quando si parla di fattore ambientale determinante.
E non solo.
Gestione miope, o quantomeno non lungimirante: il Palermo ha dovuto fare a meno del bomber indiscusso degli ultimi tre anni, di un difensore centrale, figura rivelatasi necessaria alla luce degli stop fisici di Baniya e, almeno numericamente, di un centrocampista duttile tra le seconde linee a disposizione.

LA CAMPAGNA ACQUISTI

10 milioni di euro. L'investimento sul calciomercato 2024 più importante di tutta la Serie B. Una cifra che, sulla carta, avrebbe permesso in primo luogo di risolvere i problemi di cui sopra, per dedicarsi un attimo dopo alle scelte oculate per dare al nuovo allenatore un organico rinforzato e, soprattutto, completo. Nulla di tutto ciò. Al contrario, l'impiego dei denari messi a disposizione è stato, da diversi punti di vista, incomprensibile: il 60% del budget messo nelle mani di De Sanctis è andato su due giocatori. Uno fatto e finito, ma cresciuto e maturato in un calcio troppo diverso da quello italiano e in particolare dalla Serie B: 4 milioni erano quasi la metà dell'intera somma stanziata. Se non vogliamo chiamarla scommessa, chiamiamolo rischio. L'altro, quasi 2 milioni, giovanissimo emergente che fino al suo arrivo a Palermo aveva accumulato in totale 140 minuti in Ligue 1 e meno di 100 presenze tra Serie C, Dilettanti e Giovanili in Francia.
Ecco, se il budget a disposizione fosse stato ben più corposo, un investimento di 6 milioni su due giocatori, a cui dover dare tempo per ambientarsi e crescere, avrebbe avuto una spiegazione più concreta. Invece si è trattato della maggior parte dei denari destinati ad un calciomercato di vitale importanza per il progetto rosanero.
In mezzo, l'operazione che ha portato un uomo di esperienza come Blin e la sfortuna di averlo perso per un grave infortunio dopo appena cinque giornate; lo scambio, per un valore totale di 1,6 milioni, che ha portato Nikolaou a Palermo e Aurelio e Soleri allo Spezia; il milione speso per Pierozzi; il triennale allo svincolato Valerio Verre, le operazioni a zero per Gomis (altro grave infortunio che ha azzerato l'efficacia della scelta) e Sirigu, i prestiti di Henry e Baniya.

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LA GESTIONE DELLA CRISI

In ultimo ma non per ultimo, l'ormai vecchia questione relativa alla comunicazione del CFG. Questa non è certo una colpa assimilabile esclusivamente a Morgan De Sanctis, ma che le prime parole pubbliche dopo la presentazione di luglio siano arrivate a giochi fatti, nel pieno della crisi, nel corso di una conferenza stampa non annunciata, è anche questa una macchia nella sua breve esperienza a Palermo: soprattutto perché di questioni spinose, come già detto, ce ne sono state. E si sono presentate nell'arco di un girone d'andata in cui i risultati certo non hanno aiutato.
Il fatto che l'unico microfono aperto sia stato quello di Alessio Dionisi, che fino a prova contraria è responsabile della guida tecnica e non dell'area sportiva, ha gettato ulteriore benzina sul fuoco che arde nella piazza rosanero. E al netto dell'assenza ingiustificata di spiegazioni pubbliche, è la gestione della crisi che ha lasciato perplessi. I già citati “casi” Saric, Lucioni e Brunori hanno rappresentato da un lato frecce in meno all'arco del Palermo, dall'altro elementi di certo non positivizzanti, se non proprio destabilizzanti di un ambiente già difficile. È lì che il direttore sportivo assume un ruolo di grande importanza. Tirando le somme, Morgan De Sanctis non è riuscito a gestire una situazione forse più grande di lui e della sua ancora breve esperienza da dirigente.

Paga lui, insieme a Migliaccio, perché il club ha considerato l'impatto delle sue responsabilità maggiore rispetto alle pur evidenti colpe di Dionisi. Ma un esame approfondito sulle scelte prese questa estate dovranno farlo anche i vertici del CFG: in una struttura complessa come questa, affidarsi agli uomini giusti è il primo comandamento per diminuire il margine di errore.