Zamparini, il ragioniere. Un patron che non sa più esonerare

Sette sconfitte consecutive non sono bastate. MZ conferma De Zerbi. Fiducia intatta o scelta economica?

Zamparini, il ragioniere. Un patron che non sa più esonerare

 

Siamo i lettori di una storia inedita. Un copione così sorprendente da spiazzarci ancora una volta. Come con i protagonisti delle nostre serie tv preferite, ci siamo abituati ad un ‘personaggio’ Zamparini che nel tempo si è evoluto, è cambiato, ma seguendo sempre la stessa traccia forte e ben definita dalla propria personalità. Da spettatori di ogni suo gesto, abbiamo imparato a conoscerne le intenzioni e i modi di agire, fino a prevederne con largo anticipo le mosse.

 

Stavolta no. Si fa un balzo dal divano, mentre sullo schermo passa inaspettata la sorpresa: Zamparini conferma De Zerbi e ammette le proprie colpe, citando ad uno ad uno i giocatori persi e quelli acquistati, quasi ad evidenziarne il dislivello tecnico; se la prende con “la serie impressionante di infortuni”, a suo parere la prima causa dell’oblio rosanero, e solo in ultimo evidenzia le responsabilità del tecnico e della “messa in campo della squadra da parte dell’allenatore nuovo”.

 

Un altro protagonista, irriconoscibile. Ma è strano, non è lineare tutto questo ripensare e quasi negare il decisionismo che fu marchio di fabbrica e che sempre ha caratterizzato la sua carriera nel calcio. Questo disimpegno del presidente Zamparini che non sa più esonerare è così improvviso da non poter essere al contempo casuale. Nemmeno il più mite e fiducioso dei presidenti accetterebbe sette sconfitte consecutive e nessun punto conquistato in casa.

 

Dev’esserci altro, una causa di forza maggiore che svetta sopra ogni istinto d’esonero del presidente. E forse, con lungimiranza e scarsa fiducia nella propria tolleranza, lo stesso Zamparini due mesi fa ha messo il freno e la sicura ad un potenziale esonero di De Zerbi. Il tecnico bresciano ha firmato un biennale a 500.000 euro a stagione, contratto lungo che prevede una clausola antiesonero: se lo solleverà dall’incarico, il presidente dovrà pagare al tecnico ulteriori 500.000 euro. Un conto semplice: il licenziamento costerebbe al presidente un milione e mezzo di euro. Non volendo conteggiare il lordo in termini di tasse.

 

Intanto il Palermo riscrive i record negativi della Serie A; il ‘Renzo Barbera’ si svuota inesorabilmente; la valutazione dei giocatori e della società crolla; lo stesso De Zerbi rischia di bollare il proprio esordio in A come uno dei più fallimentari degli ultimi anni. E Palermo-Spezia è dietro l’angolo, fra meno di quarantotto ore. “La situazione è drammatica”, ha detto il presidente. Ma se peggio di così non può andare, una sconfitta in Coppa Italia non cambierebbe nulla? A questa domanda, Zamparini risponderà presto. Vedremo se in linea con il personaggio che conoscevamo, vulcanico ed irrequieto mangia allenatori, oppure sotto queste nuove vesti di presidente un po’ comprensivo ed un po’ ragioniere.