Tedino, guarda cosa hai combinato

Posavec, Struna, Jajalo, Chochev e Trajkovski: casi persi e... ritrovati.

Tedino, guarda cosa hai combinato

Posavec, Struna, Jajalo e Chochev, Trajkovski.

Una lista mica tanto breve questa che vede in fila cinque interpreti rosanero bersagliati, fino a qualche mese fa e a buon ragione, da gran parte dei tifosi del Palermo.

Fischi al “Barbera”, improperi lanciati dal divano quando si giocava in trasferta, pagelle da affidare a Dario Argento, a volte anche insulti personali e, dunque, fuori luogo per questi giocatori che ancora – chi da mesi, chi da anni – non erano riusciti nell’impresa neanche troppo ardua di entrare nel cuore della piazza palermitana. Sarebbe bastato un cenno di presenza, di orgoglio che a volte esula anche dalla prestazione, eppure, complici le due precedenti annate disastrose, il pubblico del Barbera non ha potuto abbracciarli ed accoglierli come sa fare. Fino all’arrivo di Bruno Tedino.

 

Perché il tecnico friulano, anche lui oggetto dello scetticismo iniziale, sin dal suo arrivo ha saputo porre delle priorità nel piano di lavoro stabilito per riportare il Palermo in Serie A.

E prima del gioco e degli schemi, era necessario recuperare tanti calciatori le cui motivazioni erano andate perse tra la cocente retrocessione dello scorso anno e le vicende fuori dal campo. Così, con calma e fiducia, Tedino ha sciolto una matassa che pareva tanto ingarbugliata da non poter essere più utile alla causa.

 

A partire da Josip Posavec – a mia memoria, il giocatore più fischiato dell’era Zamparini.

Al giovanissimo croato mancava soltanto un’aggressione fisica, poi avrebbe completato l’iter per laurearsi come il più odiato dai tifosi rosa. Errori decisivi? Papere inguardabili? Non solo: ciò che davvero appariva inaccettabile era l’incapacità di reagire alle critiche con prestazioni all’altezza. Tedino gli ha rinnovato la fiducia, contro tutto e tutti, pur avendo a disposizione un rimpiazzo come Pomini che certamente sarebbe stato garanzia di sicurezza per la categoria.

E il portiere classe ‘96 ha risposto presente: qualche incertezza iniziale ha fatto vacillare ancora una volta la pazienza degli stanchi spettatori, ma se oggi quella rosanero è la miglior difesa del campionato, buona parte del merito è sua.

 

E per restare in tema difensivo, un’altra fetta del primato della retroguardia va ad Aljaz Struna, uno di quelli che parla poco ma, evidentemente, lavora tanto. Due anni fa, con la maglia rosanero aveva fatto più danni del maltempo. Tanto da essere prontamente ceduto, seppur in prestito. Il suo ritorno avrebbe dovuto essere passeggero, di sponda in attesa della cessione definitiva. In primo luogo il patron Zamparini, invece, ha deciso di puntare forte sullo sloveno, che oggi, al termine del girone d’andata, figura tra i migliori difensori della cadetteria. Nessuno ci avrebbe scommesso un soldo bucato, tranne Tedino, che lo ha piazzato al centro dei tre di difesa e gli ha affidato compiti di impostazione dal basso. Anche in questo caso, lo scetticismo di inizio campionato è andato a farsi benedire.

 

Capitolo centrocampo, là dove risiede il motore della macchina rosanero.

Perché se non si fa filtro da quelle parti, dietro c’è da soffrire un po’ di più. E se il gioco offensivo non passa dal cerchio a metà del rettangolo verde, quelli in avanti non fanno soffrire le difese avversarie. Insomma, i centrocampisti sono il fulcro di gioco di ogni squadra. E quei due, Jajalo e Chochev –  appellati in tutti i modi, ma dai più beceri e meschini razzisti semplicemente “zingari” – a questo giro hanno ragione del reparto e, lo dice la classifica, degli avversari.

Il bosniaco non ha mai avuto feeling con la piazza. Con i tecnici, invece, sì. Non era, non è, né sarà mai un regista, un Andrea Pirlo o, per restare all’ombra del Pellegrino, un Corini, ma tutti gli allenatori passati da Palermo negli ultimi tre anni hanno visto in lui un uomo imprescindibile per fisicità e caratura morale. Quest’anno, Jajalo sta dimostrando un ottimo rapporto con la porzione di campo a lui riservata. E se cominciano a scappargli anche le giocate (quella contro la Salernitana da vedere e rivedere), allora il suo apporto diventa imprescindibile. Come Chochev, che adesso tutti vogliono sempre in campo, mentre fino ad agosto tutti volevano in un campo di patate. Tedino l’ha detto sin dal primo giorno: il bulgaro è indispensabile. I risultati gli danno ancora una volta ragione.

 

Si arriva così al bell’addormentato fresco di risveglio, Alek Trajkovski. Anche lo scommettitore più accanito gli avrebbe dato al massimo 2 centesimi (quelli dei sacchettini del supermercato, visto che il rapporto con Palermo sembrava ormai alla frutta). E la prima parte del girone d’andata ha confermato la sfiducia nel macedone. Poi è uscito dal coma. E non si può non prendere atto delle parole di Tedino, reiterate ad ogni domanda sul numero 7: dategli tempo. Trajkovski il tempo se l’è preso proprio tutto, ma alla fine ha soddisfatto le aspettative dell’allenatore e dei tifosi.

 

Il più lampante risultato della cura Tedino oggi è scritto nella casella dei punti fatti dal Palermo: 39 in 21 giornate; primo posto in classifica; imbattibilità in trasferta; miglior difesa; appena due sconfitte.

 

La piazza pretendeva un mercato che rivoltasse la rosa come un calzino.

La rivoluzione, invece, l’ha fatta il tecnico: fiducia nei giocatori a disposizione e tanta tanta pazienza.