Stadio Barbera e il silenzio che farà rumore

Il sei agosto sarà ricordato come il de profundis ufficiale della passione rosa

Stadio Barbera e il silenzio che farà rumore

Sono stati in tanti a scegliere Palermo per il calore della sua gente e per l’unicità delle sensazioni che il “Barbera” riesce a trasmettere. Emblematico il caso di Francesco Guidolin che rimase impressionato dal boato della gente in un incontro di Coppa Italia vinto dal Palermo sul suo Vicenza. Quel boato che lo convinse ad accettare la panchina rosanero nella trionfale stagione che sancì il ritorno in serie A della squadra palermitana dopo trentadue anni. Quello stesso boato che lo convinse a tornare, dopo l’esperienza con il Monaco. Gli mancava l’urlo del “Barbera” dichiarò.

I rumori che si odono adesso hanno tutt’altra origine, sono le urla dei tifosi inviperiti contro la proprietà rea, a parer loro, di avere distrutto la passione con una condotta a dir poco dubbia delle ultime campagne acquisti che hanno portato i rosanero prima nei bassifondi della classifica di serie A e poi a retrocedere in serie B. Sono urla di disperazione sportiva e si sentono in ogni luogo.

 

I cortei e le manifestazioni si susseguono periodicamente, le lamentele si leggono sui social network e si percepiscono nei bar e nei mercati della nostra città. Si sentono rumori persino sui giornali e sui siti internet. Sono rumori che si mischiano alle ridde di voci che riguardano fantomatiche trattative di vendita della società e reali indagini giudiziarie con annesse perquisizioni della Guardia di Finanza negli uffici e nelle abitazioni del proprietario del Palermo.

 

Si urla rabbia persino nei comunicati ufficiali di società e stampa nei quali si rivendica la giustezza della propria posizione. Sembra una guerra a chi grida più forte, ma in realtà è solo paura. Paura di non potere più disporre del proprio giocattolo per Zamparini e paura di non avere più gioie nello svago preferito dai palermitani che nella domenica al “tempio” riversano la loro occasione di riscatto sociale. Già, il “tempio”, cosi è chiamato lo stadio dai propri tifosi, quel tempio profanato persino da qualche delinquente appena due giorni addietro con l’insulso gesto dell’incendio al botteghino.

Domenica quello spazio, quel rifugio delle passioni rosanero, sarà verosimilmente vuoto, orfano della sua gente che per contestare ha scelto l’assenza, il silenzio e l’indifferenza verso una squadra che comunque indosserà la maglietta rosa. Non si sentiranno rumori dentro lo stadio tranne la voce degli addetti ai lavori e il calpestio dei tacchetti sull’erba verde. Non si sentirà “l’urlo del Barbera” ad ogni gol e ci resterà il silenzio come in un funerale. Il sei agosto sarà ricordato come il de profundis ufficiale della passione rosa, prima vilipesa e poi definitivamente uccisa e sarà facile individuare chi è l’assassino in questo libro giallo scritto da una penna senza più inchiostro.