Posavec: "Grazie a Jajalo mi sto ambientando. Ambizioni? Primo obiettivo rimanere in serie A"

Il talentuoso portiere croato del Palermo si è raccontato in una lunga intervista al quotidiano sportivo di Roma

Il secondo portiere del Palermo, Josip Posavec, è stato intervistato da "Il Corriere dello Sport" visto l'ottimo debutto in serie A di domenica scorsa contro il Bologna al posto dell'infortunato Stefano Sorrentino (Leggi pure: Sorrentino dovrebbe rientrare contro l'Inter). Il croato ha parlato del suo idolo e delle sue aspirazioni: “Quando faccio la formazione su Fifa non mi prendo in considerazione perché aspetto di essere inserito nelle rose del gioco. Il campionato croato ancora non viene considerato, dunque metto Casillas, il mio portiere preferito. Per il futuro è giusto che coltivi le mie ambizioni. Primo obiettivo rimanere in Serie A. La cosa più importante, ora, dare il massimo e sperare, Dio solo sa come finisce. Avrò tempo di realizzare tutti i miei sogni. Se potessi parlare con lui? Sono un fan del Barcellona, lo sa. Ma non importa dove gioco, dove giocavo e dove giocherò. Se incontriamo il Bologna o l’Inter. Il nostro dove è quello di sudare e impegnarsi. Il resto fa parte dello spettacolo e del destino”. L'estremo difensore rosanero ha fatto un passo indietro e ha raccontato come si è avvicinato al calcio e al ruolo di portiere: “I genitori mi chiamano Josip, gli amici Pos o Posa. Da bambino mi credevo superman tuffandomi tra i pali. Fu mio fratello a trascinarmi, non stravedeva per il calcio ma ne era tagliato. Cominciò da attaccante, finì portiere. Ci mettevamo in giardino, uno contro uno, a chi faceva più gol. Le giornate non passavano mai. Lui sembrava avesse le ali, io cercavo di imitarlo. Volare mi rapiva ma solo in campo, nella vita piedi per terra. La passione comunque ci è stata trasmessa da papà, il primo a parare nello stesso club dal quale poi sarei partito anni dopo, il Nk Milengrad 2005. Ma il nonno, che non sapeva neppure cosa fosse un pallone, lo chiuse in casa. Mio padre non ha ripetuto lo stesso errore e lo ringrazio. Forse si rivede in me ed è felice. Come sono finito all’Inter Zapresic? Ho partecipato alle selezioni regionali e il coach dei portieri, lo stesso dell’Inter, disse che avevo un futuro e ne parlò con la mia famiglia". E ha continuato parlando della sua famiglia e della sua infanzia: “Papà si chiama Ivica, mamma Mirjana, mio fratello Matija, sposato da poco con un “ingegnere”, e la nipotina Mirta. Papà prima lavorava in una fabbrica di armature ma ebbe un incedente stradale con lesione alla colonna vertebrale. Era giovane, finì sulla sedia a rotelle, fu costretto alla pensione. Ora, a 50 anni, continua a guidare malgrado la paralisi e bisogna prendere esempio da lui, che ha accettato senza paura ogni conseguenza fisica. Infatti, dice sempre che nella tragedia è stato fortunato perché ha potuto accompagnarmi, in macchina, agli allenamenti e dedicarmi più tempo, aiutandomi nella crescita sportiva e umana. Mamma è impiegata nello stabilimento della Coca Cola a Zagabria ma la sua professione è sarta. Matija lavora in una compagnia che si occupa di impianti elettrici, ha 25 anni, giocava nella stessa squadretta mia e di papà, ma gli piaceva solo divertirsi, la testa viaggiava altrove - ha raccontato Posavec -. Ho vissuto a Zajezda, una minuscola cittadina a venti minuti da Varazdin, dove sono nato perché sede dell’ospedale. Un villaggio con una decina di abitazioni nello spazio di due o tre chilometri separate dal verde. Passavo il tempo coi videogiochi e facevo lunghe passeggiate in bici. Con gli amici, costruivamo le case sui rami, facevamo bricolage con gli alberi. Si andava la mattina, si tornava la sera, soldi da spendere ne avevamo pochi. E questo modo di vivere mi ha reso così come sono, semplice ed entusiasta. E mi ha insegnato a dare valore anche alla cosa più piccola. Sono nato alla fine della guerra d’indipendenza e, per fortuna, non ho ricordi. Vivere tutti insieme per costruire qualcosa di grande? Non mi faccio questo tipo di domande sono solo un calciatore. Credo nella pace, prendo a calci un pallone, evito i gol. I soldi sono importanti solo per mangiare. Ho imparato a farne a meno. Mi piace apparire come una bella persona dentro non per come vesto”. Tornando al  presente, Posavec ha parlato della sua fidanzata, che lo ha seguito a Palermo, e di un giocatore rosanero che lo sta aiutando ad ambientarsi: “Il secondo portiere dell’Inter una sera mi invitò e mi presentò sua sorella, Marijana Cicak. Fu un colpo di fulmine. Ci siamo rivisti su Instagram, scambiati diversi like, poi sono cominciate le telefonate. Stiamo insieme da quattro mesi. Ha lasciato il college per seguirmi a Palermo ma da settembre ricomincerà a studiare. Marijana è una grande tifosa e ne sa più di me. In settimana mi ha accompagnato allo store rosanero, i nostri colori sono proprio belli e le piacciono. Io mi alleno, dormo e recupero; lei guarda tv e giornali e mi informa. Un supporto fondamentale anche nell’attività. Grazie a Ivana e a Mato Jajalo ci siamo ambientati. Ivana e Marijana, a Roma, si sono concesse un po’ di allegria, malgrado la sconfitta”. Il portiere numero 1 ha parlato di un suo connazionale che gioca in Italia e del debutto con la sua Nazionale: “Al Barbera non ho incontrato Stipe Perica, l’attaccante dell’Udinese. Ha giocato il giorno prima del mio arrivo a Palermo: in under 21 siamo stati in camera insieme. Qualcosa di speciale e indescrivibile, invece, è stato l’esordio in Cina nel 2014 con la maglia della Nazionale Under 18. Ricordi ed emozioni che dureranno per tutta la vita”. In occasione del mercato estivo, è atteso a Palermo Ilija Nestorovski, ex compagno di squadra di Posavec: "Nestorovski è il miglior attaccante della lega croata, immaginate quanti gol potrà fare in un club più grande sostenuto da giocatori come Vazquez. Un vero affare”. Infine il giovane portiere ha fatto delle considerazioni su se stesso: "Penso di essere intelligente ma senza grilli per la testa, un tipo normale, coi piedi per terra. E ringrazio Dio per avermi dato l’occasione di diventare un buon calciatore. Voglio essere me stesso, fare quello che faccio. Ognuno ha un’anima diversa, rispetto ogni scelta, ma Dio mi ha indicato questo cammino e lo seguirò nel bene e nel male. Non ho mai compiuto brutte azioni e sono felice di identificarmi in un ragazzo che si chiama Josip Posavec”.

Giulia Pumo