Fine di un'era. Costruzione e demolizione di un sogno
Finisce con dolore, perché più in alto si arriva, più dolorosa è la caduta.
Un fallimento. Come una grande storia d’amore che finisce, un’amicizia che si interrompe, un sogno che prima si fa incubo e poi, piano, si spegne. Per non lasciare niente, nemmeno lo stupore. Dall’incubo Zamparini non ci si sveglia sudati, di soprassalto, stanchi delle fatiche del sonno. È un risveglio lento, una presa di coscienza che arriva con calma e schiarisce la visuale dei meno attenti e dei più ottimisti.
Quella che ufficiosamente è terminata con la retrocessione è l’era dei grandi traguardi rosanero, un racconto di campioni e di fuoriclasse che si sono scoperti qui, all’ombra di Monte Pellegrino, per andare poi a conquistare un posto nel tempio del calcio europeo e mondiale; la storia di una promozione storica, di uno stadio pieno di soli abbonati, di qualificazioni continentali, di capitani e di bomber che, nel bene e nel male, mai saranno dimenticati dalla piazza più calorosa ed accogliente d’Italia; finisce l’epoca dei Pastore e dei Dybala, del sogno Champions, della finale di Coppa Italia in una Roma rosanero.
Finisce con dolore, perché più in alto si arriva, più dolorosa è la caduta.
Qualcuno lo ha scritto e qualcun altro lo ha pensato, chi si è rifiutato di accettarlo e chi ne era convinto già da tempo, ma alla maggior parte dei tifosi appare come una fine decisa e per nulla evitata.
Si è dato ad un gruppo composto da pochi giocatori di categoria, affiancati da ragazzi giovani ed inesperti, la responsabilità più grande: il fardello della lotta retrocessione in una categoria, la Serie A, che non fa sconti ai più esperti, figurarsi ai novelli venuti dall’est.
Lo smantellamento messo in atto ha cause difficili da comprendere. Si possono fare ipotesi, si può immaginare, ma che cosa abbia portato Zamparini all’autodistruzione non lo sapremo se non per bocca del diretto interessato.
Ma «retrocedere non sarebbe un dramma», diceva l’ex presidente poco tempo fa, qualche giorno dopo aver terminato la campagna d’indebolimento di gennaio.
Non sarà un dramma per Zamparini, né per Baccaglini e per la nuova società.
Per gran parte dei tifosi, invece, il dramma c’è e non è cominciato adesso. Quel che ferisce è il modo, la condotta sfrontata e senza criterio, impassibile dinanzi al grido di protesta, il fare sfacciato e menefreghista di un uomo solo al comando, che ha sempre saputo costruire per demolire un attimo dopo, consapevolmente o meno, la propria creatura, che era anche quella di tutta la città rosanero.
E la creatura non c’è più. Si attende soltanto l’ufficialità, poi la pagina sarà voltata. E nei cuori di ogni tifoso palermitano è viva e scalpita la speranza che possa nascere una nuova storia d’amore, un’amicizia, un sogno che non diventi incubo.
Redazione