«Tedino è un maestro di calcio. Ma Palermo non è Pordenone»

La prima parte dell'intervista al presidente dei friulani guidati dal tecnico rosanero per due anni

«Tedino è un maestro di calcio. Ma Palermo non è Pordenone»

Un atteggiamento tattico che ai più è parso, sin dall'inizio del campionato, ai limiti del difensivismo; qualche scelta dubbia e dai risultati non esaltanti, come l'arretramento del trequartista Coronado sulla linea dei centrocampisti; la fiducia reiterata in taluni interpreti che non sono mai riusciti ad essere decisivi (Trajkovski) e, viceversa, l'utilizzo col contagocce di giocatori come Gnahoré che, quando chiamati in causa, sono sempre stati determinanti: sono tante le critiche mosse a Bruno Tedino, in particolare da quando il suo Palermo non gira più e ha smesso di vincere, abbinando una solidità difensiva progressivamente indebolita ad un'incapacità preoccupante in fase realizzativa.

 

Tedino, il Palermo non è il Pordenone 

 

In molti contestano al tecnico friulano il modulo di gioco adottato quasi esclusivamente per tutta la stagione, quel 3-5-2 che nel girone d'andata sembrava l'abito giusto per i rosanero ma, dopo la sosta, non ha più dato i frutti desiderati.

Ne abbiamo parlato con Mauro Lovisa, presidente del Pordenone, squadra guidata da Tedino dal 2015 fino alla scorsa estate, quando con i neroverdi sfiorò la promozione in Serie B.

 

«Noi abbiamo sempre giocato col 4-2-3-1, sempre con moduli molto offensivi; ho visto che lui (Tedino, ndr) gioca a cinque, cosa che nelle mie squadre non esiste. Giocare lì e dover vincere a tutti i costi deve aver fatto cambiare un po’ il suo dna. Le squadre di Tedino hanno sempre giocato un bel calcio in avanti – dice Lovisa a ForzaPalermo.it –, squadre propositive. La pressione e la paura di vincere gli ha fatto cambiare un po’ la filosofia, ma per me lui deve stare sereno, perché è un maestro del calcio, le sue squadre giocano davvero bene. Quest’anno, quando ho visto le partite, non mi è piaciuto come giocava, sembra quasi che questa pressione abbia inciso. È diverso giocare a Palermo che a Pordenone. Noi abbiamo sempre giocato con il 4-2-3-1 o 4-3-3. Non vorrei che questa pressione per vincere lo portasse ad arretrare la sua idea di calcio, perché lui è davvero bravo».

 

A Palermo, però, che si tratti di allenatori più o meno conosciuti, con mentalità offensiva o difensiva, aleggia sempre il timore che la formazione venga "consigliata" dall'alto: «Non credo, perché Tedino è una persona che sceglie con la sua testa ogni settimana. Si tratta della pressione, la pressione di vincere a tutti i costi porta magari a non essere tranquilli nelle scelte. Nell’ultima partita è tornato a 4, infatti. Quando da me arriva un allenatore, la prima cosa che deve sapere è che a 5 non si gioca. Tutte le grandi squadre, Real Madrid, Barcellona giocano tutte a 4 dietro. Sviluppano idee di gioco, sempre in avanti, propositivi».

 

Adesso tre k.o. in serie, seguiti da un modesto pareggio a reti inviolate a Vercelli, flessione atletica e psicologica e, soprattutto, una palese difficoltà nel raggiungere la porta avversaria per fare gol.

«A Pordenone non ha mai perso tre partite consecutive, solo il primo anno con due k.o., ma siamo ripartiti. Non c’è mai successo – prosegue Lovisa – con lui siamo sempre andati molto forte. Sottolineo che il mio è un parere esterno, ma prima guardare le partite delle sue squadre mi divertiva, ora vedo la squadra un po’ contratta. Tedino nello sviluppo davanti è un maestro, pochi allenatori sono in grado di sviluppare la fase offensiva. A Palermo sono cose che vedo meno. Non so perché».

 

Mannino M. - Sardo

 

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