La “normalizzazione” del Palermo primo obiettivo del nuovo corso
Il mese di gennaio di Carlo Osti sarà fitto di incontri.
Con il gruppo - come quello di ieri al Palermo CFA - e con i singoli giocatori. Conoscersi, comprendere le cause di un girone d’andata disastroso, trovare le soluzioni.
E poi, da un lato individuare le lacune (tante) di un organico nato male e cresciuto peggio, dall’altro, legata a doppio filo, la necessità di capire la reale volontà di permanenza di giocatori importanti, per qualità tecnica e soprattutto per leadership.
Il nuovo direttore sportivo del Palermo trova una situazione tutt’altro che ideale sotto ogni punto di vista. Del resto, il cambio al vertice dell’area sportiva è stato deciso perché più di qualcosa non stava andando più, forse non è mai andato, nella direzione giusta.
Il Palermo zoppicante nell’ultimo mese ha perso anche le stampelle: quelle della serenità dell’ambiente interno ed esterno, quelle della lucidità, del tecnico e dei calciatori tutti.
Perciò il reset non era più un’opzione, ma una necessità.
Osti ha adesso il dovere di scogliere le matasse che in sei mesi si sono irrimediabilmente aggrovigliate, prendere le decisioni a lungo rimandate e un attimo dopo iniziare un percorso di rafforzamento e normalizzazione dell’organico.
Stop a rischi e scommesse, per giunta pagate a caro prezzo, che raramente in un campionato come la Serie B portano risultati immediati; stop ai mal di pancia, quantomeno a quelli prevedibili, che sfociano in una naturale destabilizzazione; soprattutto, stop ad ogni forma di dissidio interno che vada oltre il fisiologico confronto: ds ed allenatore raccolgono frutti soltanto quando alla base del lavoro c’è sinergia totale.
Oltre ogni errore individuale, dell’allenatore e dei suoi giocatori, della società e della dirigenza, il Palermo ha pagato questo: essere in balia delle onde alte senza un timone saldo da manovrare.
Da qui si può e si deve ripartire: da un dirigente navigato che oggi ha il compito di prendere il comando e portare la nave in un porto sicuro.
Manuel Mannino