È un Palermo "temporaneo"?
Il nuovo corso tecnico del Palermo, iniziato con Alessio Dionisi, ha mantenuto una certa continuità con le stagioni passate. A cominciare dal modulo, con l'organico impostato per essere applicato al 4-3-3 o alle sue varianti, fino ad arrivare alle numerose conferme di calciatori che, pur non avendo brillato nello scorso campionato, hanno ricevuto una occasione di riscatto.
I vari Insigne, Di Mariano, Nedelcearu, Ceccaroni sono stati tutti ritenuti meritevoli di far parte della rosa a disposizione del nuovo mister, con la consapevolezza di non essere più considerati una primissima scelta: l'idea alla base della strategia di mercato seguita dal ds rosanero Morgan De Sanctis è stata di rinforzare la squadra con innesti di spessore per la categoria, capaci di imporsi immediatamente come ideali titolari.
L'inizio di stagione però, tra acciacchi e acquisti forse tardivi, non ha ancora permesso a Dionisi di avere a disposizione un gruppo di giocatori completo e le formazioni messe in campo dal primo minuto in parte hanno avuto la parvenza di soluzioni temporanee, in attesa dei veri protagonisti.
Tra questi, probabilmente, ci sarà Jérémy Le Douaron, l'ultimo arrivato e operazione più onerosa della cadetteria, un profilo che probabilmente si prenderà un ruolo di rilevanza nei prossimi mesi; lo stesso potrebbe fare Baniya, ai box quasi fin da subito, che vista la precaria situazione difensiva del Palermo vede davanti a sé la possibilità di imporsi come centrale di riferimento. Verre, Henry e Pierozzi sono invece tre elementi che abbiamo già imparato a conoscere e che sembrano destinati a insidiare la titolarità di giocatori ritenuti inamovibili, come Diakité e Brunori.
I primi impegni ufficiali sono andati in archivio, con risultati non troppo esaltanti, ma con la sensazione di aver assaporato solo un brodino insipido rispetto a quello che il Palermo potrebbe sfornare prossimamente, inserendo gli uomini giusti e consolidando un'identità che non può essere definita al massimo del potenziale in due mesi di lavoro. Mai come quest'anno, mai come in questa gestione tecnica, il tempo dovrà "essere una risorsa e non un alibi".
Andrea Bosco