Da giocatore è stato uno dei simboli della rinascita del Palermo nonchè uno dei beniamini dei tifosi lungo i suoi anni di miltanza in rosanero. Oggi
Lamberto Zauli, attuale allenatore del Teramo in Lega Pro, torna a parlare del Palermo e lo fa con la stessa lucidità che l'ha sempre contraddistinto da giocatore.
“Il mio Palermo era diverso", ha detto Zauli intervistato per La Repubblica.
"La gente dopo quello che è successo l’anno scorso, in cui va detto è stata centrata una grandissima salvezza per come su erano messe le cose, vorrebbe ritrovare un ambiente un po’ più umano. Zamparini - continua il centrocampista -
invece già lancia stoccate a Ballardini. Il presidente si comportava così anche ai miei tempi, ma quella era una squadra in ascesa e non ci si faceva caso più di tanto."
L'amore di Zauli per i colori rosanero non gli impedisce comunque di parlare con un certo senso critico:
"Con la crisi che c’è ci sta che non si facciano più gli investimenti di allora, ma per questo bisognerebbe avvicinarsi di più alla passione della gente. Se il presidente dice una cosa e l’allenatore un’altra si creano discrepanze che non aiutano la squadra e che allontanano i tifosi. Investire sui giovani stranieri non è un male, ma si deve cercare più qualità e spiegare chiaramente come stanno le cose. Mi sembra che di parlare di un mondo completamente diverso dal mio. Anzi abbiamo vissuto proprio l’opposto rispetto al clima di diffidenza che c’è adesso. C’era entusiasmo ed era la stessa società a trasmetterlo con grandi progetti. Tutti se ne rendevano conto, dalla gente comune a tutte le altre componenti della squadra. I tifosi notano quello che c’è sempre stato. Quando sono arrivati Dybala e Pastore non si parlava di speculatori, ma il sistema era sempre lo stesso. Zamparini da anni dice che vuole vendere e in molti stanno passando la mano, guardate a Milano cosa è successo. È un periodo difficile per tutti, anche per gli imprenditori. L’idea dei cinesi non è proprio romantica come l’imprenditore dalle origini palermitane. Però conta la solidità del progetto, più che il fascino del proprietario.”
Lo Zidane della Serie B, com'era soprannominato a ragione dei suoi colpi da fuoriclasse, spende qualche parola anche su
Rino Foschi e Daniele Faggiano:
“Rino a Palermo è stato il mio grandissimo direttore. Mi aveva fatto piacere il suo ritorno. Però gli anni passano e le persone cambiano. Lo stesso Palermo non è più lo stesso. Mi dispiace che abbia lasciato. Forse però è stato meglio interrompere i rapporti piuttosto che trascinarli. Foschi sapeva che non era più il Palermo dei nostri anni. Faggiano? Lo conosco personalmente perché lo incontro sempre in giro per gli stadi. A Trapani ha fatto bene. Ha il profilo giusto per il Palermo: credo molto nei giovani che maturano esperienza sul campo. Ha personalità e fame per fare bene”.
In fine qualche parola sul match che attende i rosa questa sera per la
prima giornata del campionato di Serie A 2016/2017 (Leggi anche
Palermo-Sassuolo, le probabili formazioni):
“Il Sassuolo è l’esempio della programmazione : vanno avanti così da anni. Hanno una forza economica diversa dal Palermo, ma i soldi da soli non bastano. Tutto deve essere messo al posto giusto. Serve anche una società forte e un direttore sportivo con le idee chiare che abbia la fiducia del presidente. Campionato? Le posizioni non sono per nulla delineate. Anzi questi giudizi possono essere uno stimolo. L’obiettivo non può che essere la salvezza il prima possibile, ma prima che il pallone cominci a rotolare nessun giudizio può essere attendibile.”