Come De Zerbi ha svegliato e cambiato il Palermo. Preparato, coraggioso e un po' folle

Si può dire che dopo qualche incertezza fisiologica nella prima partita contro il Napoli, De Zerbi abbia azzeccato tutto, dal modulo, ai cambi, ai suggerimenti in campo...

Quando Ballardini è stato "suicidato", dopo poche ore dal cilindro del presidente Zamparini è saltato fuori Roberto De Zerbi. Un nome a caso? Certamente no, perchè gli spifferi di corridoio ci hanno fatto sapere che i contatti con l'ex tecnico del Foggia erano iniziati già ad agosto. E così, in un momento difficilissimo, questo giovanissimo allenatore proveniente dalla Lega Pro è arrivato a Palermo, quasi in punta di piedi, guardato con un po' di sospetto, perchè giudicato inesperto per la categoria, con un certo caratterino e inoltre indicato come un estremista sul piano tattico. Dopo il debutto lontano dalla panchina, per squalifica, contro il Napoli, il calendario gli ha riservato un paio di trasferte trasferte toste, contro due squadre rivali dirette nella lotta per la retrocessione. Se non avesse preso punti, per lui poteva essere una Waterloo, considerato il rischio di trovarsi, dopo cinque giornate, ancora con un solo punto in classifica, con all'orizzonte  lo spauracchio dell'incontro contro la Juve. E invece i rosanero targati De Zerbi sono tornati con la classifica arricchita da quattro punti di platino, che hanno dato nuove speranze a questo Palermo che molti,  fino alla settimana scorsa, già davano  come sicuro candidato alla retrocessione. Il bello è che il successo è inequivocabilmente  tutto suo, nessuno può metterlo in dubbio. Ha aggredito l'ambiente, ha ruotato con saggezza buona parte dell'organico a sua disposizione, facendo scendere in campo 19 uomini, compreso alcuni che sembravano non più riproponibili, ed ha conquistato la fiducia del gruppo. Ha minimizzato la papera di Posavec, ha galvanizzato Gonzalez , indicandolo come  "titolarissimo", ha rispolverato Jajalo, ha confermato che Vitiello, che ancora con lui non ha giocato, è il vero capitano della squadra. Ma il suo capolavoro più evidente è Nestorovsky, sul quale ha fatto un lavoro psicologico, e da improponibile lo ha trasformato in goleador. Inoltre, come rimarcato dal Corriere dello Sport, ha centrato alcuni problemi. «Non abbiamo contropiedisti, dunque per giocare all'attacco dobbiamo spostarci gradualmente e col palleggio», ha detto ai giocatori, che hanno recepito prontamente il concetto, eseguendolo correttamente in campo. Insomma, si può dire che dopo qualche incertezza fisiologica nella prima partita contro il Napoli, De Zerbi abbia azzeccato tutto, dal modulo, ai cambi, ai suggerimenti in campo... Basti pensare che nel gol fatto all'Atalanta, ha fatto battere l'angolo a Jajalo invece che a Rispoli che era già pronto. Perchè? Chissà, ma di fatto così sono arrivati tre punti. Preparato certamente, ma anche coraggioso, seppure un po' fortunato e un po' folle...