Baccaglini: Closing anticipato. Centro sportivo non a Carini

La lunga intervista a Baccaglini: dal futuro alla vita privata

Baccaglini: Closing anticipato. Centro sportivo non a Carini

Il presidente del Palermo, Paul Baccaglini, non ha rilasciato tante dichiarazioni dopo la sconfitta interna contro il Cagliari, a differenza delle numerose visite e interviste fatte dal neo presidente nelle settimane precedenti. Le sue parole ricompaiono nel mensile di Live Sicilia, I Love Sicilia. Nelle pagine dedicate a lui si parla di appuntamenti, progetti, piani e closing.

 

«C'è tanto lavoro da fare ma siamo in perfetta linea con le nostre previsioni - racconta Baccaglini -. Potremmo davvero definire il closing con qualche giorno in anticipo rispetto alla data prevista del 30 aprile. Ma questi sono solo dei dati formali. La cosa importante è conquistare Palermo, non deludere la sua gente che è veramente straordinaria, realizzare lo stadio, il centro sportivo. Tutti obiettivi che qui sono sembrati un Everest impossibile da scalare e che invece sono convinto di poter realizzare. A Palermo c'è un aria positiva, c'è una generazione di giovani che hanno voglia di abbattere il muro dei pregiudizi, di tagliare il passato fatto di insuccesso alla cui base c'è l'arrendevolezza. Se si capisce che è arrivato il momento di cambiare passo, che ci sono le potenzialità per farlo, Palermo ha davanti a sè un futuro radioso».

 

Che niente è impossibile lo sa bene Baccaglini: «E' la storia della mia vita. Sono un sostenitore della dimostrazione empirica delle tesi e dei progetti. Anche nel mondo della finanza ho vinto la scommessa così. Sono un autodidatta convinto. Ho cavalcato il mio hobby del trading on line e la mia predisposizione a prevedere l'andamento dei mercati nel breve e nel medio periodo facendone una professione che oggi mi permette di vivere meglio di quando ero un giovane catapultato nel mondo dello spettacolo. Anche qui la vita mi ha messo davanti una porta scorrevole dentro cui mi sono buttato per iniziare un nuovo capitolo». Così il passaggio al mondo della finanza: «Era una fase della mia vita in cui era arrivato il momento di chiudere un ciclo, un ciclo televisivo che non è così varipinto e colorato come appare dall'esterno. Erano i primi anni dei tagli al badget delle principali emittenti private italiane. I tempi di lavoro nel mondo dello spettacolo non sono dettati da te e non si guadagna così tanto come la gente crede. Fu lì che ho capito che il trading e la finanza potevano essere il mio futuro. L'incontro che mi ha dato la spinta definitiva verso la carriera di business man è stata una visita a Miami a casa di un grosso finanziere statunitense amico di famiglia. Entrai nel suo studio e rimasi affascinato dalla quantità di monitor e grafici che teneva costantemente sotto osservazione. Chiaccherando gli proposi una soluzione per alcuni investimenti in particolare. Lui alzò gli occhi e mi guardò come un campione navigato guarda un bambino che ha appena messo la palla all'incrocio dei pali. Qualche mese dopo mi telefonò per dirmi che aveva seguito la mia intuizione e aveva fatto bingo. Quello fu un pieno di benzina per la mia fiducia nelle mie possibilità».

 

Dopo l'ascesa e i tre anni in brasile con la compagna Thais, da qui il confronto con Palermo: «I brasiliani non hanno ancora la mentalità nel vedere la res publica come un valore importante, si vive di furbizia, ed è un atteggiamento che tiene arretrato il Paese. Palermo non credo sia così. Certo, ho vissuto tre anni in Brasile e solo tre settimane qui, ma qui ho visto un'energia nella generazione tra i 30 e i 40 che non esiste in Sud America. Dobbiamo abbattere questa etichetta affibiata da tanti anni alla Sicilia. Ho incontrato tanta gente che vuole farsi fuori da questa condizione, che vuole tagliare i ponti dal passato fatto di malgoverno, mafia e tutto quello che di negativo si può associare alla Sicilia e a Palermo».

 

Intanto Baccaglini prepara il progetto del nuovo stadio e centro sportivo: «Noi non abbiamo pregiudizi su dove e come fare stadio e il centro sportivo, a giugno presenteremo al Comune il progetto definitvo 1.0. Poi aspetteremo che sia valutato e siamo aperti ad accogliere tutte le indicazioni che ci verranno date. Lo stadio è il primo tassello del nuovo corso, ci piace l'idea di sfruttare l'area dove adesso sorge il Velodromo ma se non sarà possibile realizzarlo lì siamo pronti a valutare altre indicazioni. Sul centro sportivo, invece, non crediamo che Carini sia la location ideale, ci sono le condizioni per trattare un adeguamento e un ampliamento del Tenente Onorato di Boccadifalco, più vicino alla città e più comodo per gli allenamenti dei nostri giocatori. A Carini magari potremmo mettere su un'azienda agricola d'eccellenza che produrrà prodotti bio con cui nutritemo i nostri campioni. Ma la prima pietra sarà lo stadio rosanero». 

 

Infine, un omaggio a Palermo e ai palermitani: «Palermo ha un grande potenziale umano pronto a esplodere. La cosa che mi è piaciuta di più è la cultura sportiva della sua gente. Mai vista una cosa del genere. Si va allo stadio per divertirsi non per il risultato fine a se stesso. Certo, le sconfitte non fanno piacere ma ho incontrato fin qui che non mi chiedono lo scudetto ma solo di avere una squadra stabilmente in Serie A e che faccia divertire i tifosi allo stadio. Ed è quello che vogliamo fare. In America non c'è questa cultura sportiva, qui c'è una grande energia positiva che aspetta solo di essere veicolata nella maniera giusta. L'episodio in Italia-Albania che il pubblico ha cantato l'inno di Mameli durante la pioggia di fumogeni mi ha fatto innamorare ancora di più dei palermitani».