La mia aquila è più grande della zebra

Dario Romano

La mia aquila è più grande della zebra

 

“Quando dici Juventus sei conosciuto da Helsinki a Melbourne, dal Canada al Pakistan. Ed è questa 'identità' che diventa biglietto da visita internazio­nale”. E’ la frase dello scrittore Giovanni Arpino che sintetizza cosa rappresenta la Juventus nel mondo, dove la fama spesso non l’accompagna a braccetto col successo. In Italia, per “la vecchia Signora”, è tutta un’altra storia.

Sabato il “Barbera” sarà pieno come sempre capita quando arrivano i bianconeri e, come sappiamo, metà dello stadio tiferà per loro

Alcuni saranno divisi, ma la raccontano giusta?

Una certezza l’abbiamo: stiamo parlando della più amata del belpaese, che vanta proprio al sud, ed in Sicilia in particolare, lo zoccolo duro delle sue legioni.

Un legame che non nasce dalle origini, ma con il dopoguerra.

Torino prima è divisa tra bianconeri borghesi e granata proletari; poi, quando dici Juve e pensi agli Agnelli, ecco la rivoluzione copernicana del derby della Mole.

La migrazione verso il Piemonte dei meccanici FIAT provenienti dal Mezzogiorno è massiccia e la Juve diventa la loro squadra.

‘Panem et circenses’ e gli mettiamo pure i protagonisti cui identificarsi: con Pietro Anastasi il fenomeno raggiunge l’apice e con i vari Causio, Furino (per finire con Schillaci) il quadro è completo.

Un quadro oggi da contemplare come gli orologi molli di Dalì, con il senso di tutto che mi sfugge: in maglia a strisce bianconere, sempre con meno strisce, non vedo campioni meridionali ma campioni sottratti alle meridionali.

E sul cuore diviso a metà?

Si ama una sola squadra e nelle cover l’aquila la metto in primo piano, più grande della zebra

 

L'autore cura la pagina Facebook "US Città di Palermo History"