Palermo, sfrutta i tuoi uomini on fire
Non è stata una bella partita. Qualcuno, come il procuratore di Sebastiano Desplanches, forse con un eccesso di esposizione, ne ha definito la qualità del gioco da scapoli contro ammogliati. E certamente è stata una vittoria dimezzata, quantomeno nel morale dei tifosi al triplice fischio. Ma da Palermo-Brescia 1-0 si può, o meglio oggi si deve, prendere quel poco che di buono si è visto per costruire un prossimo futuro ben diverso dalle ultime uscite rosanero.
Per esempio i protagonisti del gol vittoria. In primo luogo Nicola Valente, l'ala che mancava, una freccia in più, spina nel fianco del terzini avversari. Sarà pure meno quotato di tanti suoi omologhi, magari perché in carriera è stato un diesel, è arrivato dopo al livello che gli compete, ma mercoledì contro le rondinelle Valente ha dimostrato una volta di più tutto il proprio valore. Quasi un maratoneta, con la sua corsa instancabile su tutta la fascia destra, ma capace di far male quando trovato il fondo può scodellare la palla al centro dell'area. L'ha fatto alla perfezione in occasione del gol decisivo, lo ha fatto diverse altre volte trovando compagni meno reattivi di Coulibaly.
L'altra fiammella in mezzo al buio di Palermo-Brescia. Il centrocampista senegalese è stato nominato all'unanimità migliore in campo. E non per caso. Trequartista, incontrista, rifinitore e realizzatore. Praticamente ovunque: ha difeso quando il Brescia è riuscito a guadagnare metri, ha favorito le ripartenze dopo la rinconquista del pallone, ha gestito il possesso con sicurezza e intelligenza. Ha fatto gol seguendo l'azione che ha visto Brunori lasciare metri liberi da aggredire in area di rigore. E si è preso la responsabilità di ricompattare il gruppo in un momento di evidente scollatura, prima richiamando tutti i compagni in campo ad esultare dopo la rete in un unico abbraccio, poi andando lui stesso verso la panchina per battere il cinque a tutti gli altri. Tutto ciò dopo un infortunio ed appena due giorni di allenamento con il gruppo. Si scrive Coulibaly, si legge leader.
Qui ne nominiamo soltanto due, ma non ignoriamo le altre buone prestazioni di gente fin troppo bersagliata, come Mateju, re indiscusso delle critiche spesso gratuite, o Claudio Gomes, che continua a fare un lavoro tanto sporco quanto prezioso per gli equilibri rosanero.
Non sarà facile smaltire la crisi profonda che ancora, pur avendo ritrovato i tre punti, non si può dire finita. Ma Eugenio Corini, oggi più che mai, hai il dovere di individuare e aiutare gli uomini che in questo momento delicato possono spingere il Palermo a ritrovare se stesso.
Manuel Mannino