Palermo, insomma è tutta colpa del 4-3-3?

Palermo, insomma è tutta colpa del 4-3-3?

Il 4-3-3 è il modulo con il quale sono arrivate due sconfitte nelle prime due di questo campionato, Brescia e Pisa, due pareggi interni, Cosenza e Cesena, e il fresco k.o. di domenica contro la Salernitana.
Il 4-3-3 è anche il modulo con il quale sono arrivati 5 risultati utili consecutivi prima della caduta di domenica. Con il 4-3-3 il Palermo ha vinto – con grande sofferenza – a Cremona, ha realizzato tre gol a Castellammare di Stabia ed altrettanti a Bolzano.
Dunque, o il modulo è sbagliato soltanto nelle circostanze negative e c'è una schizofrenia rotolante che non permette alla squadra di Dionisi quantomeno di somigliarsi di settimana in settimana, o il problema va ricercato nell'interpretazione di questo abito tattico, cioè nelle caratteristiche dei giocatori che lo devono applicare.

Vale la pena, allora, di riavvolgere il nastro per provare a decifrare la distanza tra questi due Palermo così diversi tra loro, per capire – risolvere non è nostro compito, né saremmo in grado di farlo – questo strano caso del dottor Jekyll rosa e del signor Hyde nero, che in comune hanno certamente l'assenza di fluidità della manovra, mentre in termini di concretezza ed efficacia sembrano due squadre totalmente diverse.

Quale Palermo si è espresso meglio finora? Con quali interpreti?
A Bolzano, contro il SudTirol, i rosanero rischiano poco o nulla, fanno una partita ordinata, sfruttano le palle inattive e i metri concessi dall'avversario: tre gol realizzati, uno – su punizione – subìto. In attacco, dal 1', Henry supportato da un assatanato Di Mariano e da un ancora spento Le Douaron, che lascerà ad Insigne, marcatore finale, il terreno di gioco a mezz'ora dal termine.
Al Druso il centravanti francese non fa gol, ma ancora una volta diventa fulcro imprescindibile di una squadra che ha disperato bisogno dei suoi centimetri per restare alta, risalire il campo ed affacciarsi con più uomini sulla trequarti avversaria.

Due settimane prima, a Castellammare di Stabia, ancora il numero 20 dall'inizio. E sui primi due gol rosanero c'è il suo marchio. Sul primo, firmato da Segre, è il francese a ricevere, difendere e smistare palla al limite dell'area; il cross di Pierozzi, la spizzata di Di Francesco e l'inserimento prepotente di Segre faranno il resto.
Il secondo è da manuale: Henry si abbassa fino al cerchio di centrocampo per (di nuovo) ricevere, difendere e scaricare palla, questa volta per Ranocchia: il 10 innesca Di Francesco che cerca il fondo, crossa e trova l'incornata del francese per il raddoppio.

Anche a Cremona, seppur ancora a rodaggio in corso, Henry prova a far respirare i suoi compagni presi d'assalto dalla manovra avvolgente dei grigiorossi.
E portando le lancette avanti di qualche giorno, al Barbera contro il Cosenza, è ancora il francese, subentrato, al centro dell'azione che porta al pareggio rosanero, e poi dell'assist per il 2-1, purtroppo in offside.
E ancora contro il Cesena è il 20, titolare, il più pericoloso: realizza il gol del vantaggio, annullato per un millimetrico fuorigioco di Di Mariano, poi rischia di farlo bellissimo, da fuori area, dopo essersi liberato di due avversari.

È forse un ammissione di debolezza momentanea di questa squadra, che non è ancora in grado di imporsi contro avversari schierati, di innescare i suoi attaccanti tramite una manovra fluida, verticale, che dunque si sposi al meglio con le caratteristiche di Matteo Brunori, tra i migliori della categoria proprio nell'aggressione della profondità.

Del resto, ultimo ma non ultimo, non va dimenticato che tutti i gol realizzati su azione dal Palermo in questo campionato hanno gli esterni come protagonisti: Di Francesco e Insigne a Cremona e a Bolzano, Pierozzi e Di Francesco al Menti, Insigne e Di Mariano contro il Cosenza.

È insomma storia vecchia: non i numeri che provano a sintetizzare un modulo, ma innanzitutto l'occupazione degli spazi e l'interpretazione dell'abito tattico tramite le caratteristiche dei calciatori che lo applicano.

Post scriptum: è con il tremendo 4-3-3 che il Palermo ha generato tutte le occasioni sprecate malamente finora. Ma certo, nel calcio tutto è possibile: vuoi vedere che non un altro modulo quelle nitide palle gol divorate, invece, sarebbero state capitalizzate?