E' un grande Palermo. Squadra motivata e orgogliosa
Il Palermo vince e convince a margine di una prestazione aulica e dirompente. Una domenica da mille e una notte in cui la Vibonese non ha potuto fare altro che concedersi alla supremazia rosanero. Filippi - ai microfoni in mixed zone - celebra la sua squadra: “Sulla prestazione sono soddisfatto. Non abbiamo avuto fortuna sulle palle gol, ma ci può stare”.
Questo sarebbe dovuto essere l’incipit della domenica ideale, ma è tutto frutto della nostra immaginazione. Oddio, proprio tutto no. Di fatto la soddisfazione del tecnico rosanero è reale e sancita dalle sue parole.
Quindi ci assale un dubbio: chissà se la partita a cui abbiamo assistito e commentato insieme a tutti voi ieri su Radio Time sia la stessa che ha commentato il buon Filippi in sala stampa. “Ho visto una squadra motivata e orgogliosa”, persevera il tecnico rosanero. Continua il nostro disorientamento finché l’allenatore cita la Vibonese. Se questo è il Palermo di cui essere soddisfatti allora alziamo le mani in segno di resa. Piuttosto, vogliamo pensare che le dichiarazioni di Filippi siano di circostanza e dettate dalla sua posizione. Ciò detto, va bene la diplomazia ma non si può cambiare la realtà.
Il pomeriggio del Renzo Barbera racconta di un Palermo non presente a se stesso, senza un’idea di calcio, lì per ottanta minuti a trotterellare coerentemente al suo entusiasmante spartito del “ta-ta-ta-ta-ta” lontano e non riconosciuto discendente del “tiki-taka” di Guardioliana memoria. Quasi novanta minuti di noia sovvertiti, si fa per dire, dagli ultimi istanti di match in cui la squadra ha provato l’assalto alla porta avversaria più con la disperazione che con delle trame ordinate e pensate. Finale zero a zero e un punto che può rendere felice soltanto la Vibonese di certo non i siciliani. Come se non bastasse, se la Casertana - nel posticipo di domani - dovesse vincere in quel di Viterbo, supererebbe proprio i rosa che finirebbero al decimo posto. Ci sarebbe anche il Monopoli ma vogliamo evitare di tediarvi con altri calcoli aritmetici.
La sensazione è che questo Palermo non può andare oltre l’attuale dimensione. L’eventuale qualificazione alla fase play off altro non sarebbe che un effetto placebo di una stagione totalmente al di sotto non soltanto delle attese ma anche di ciò che potrebbe definirsi “un’annata di transizione”. Il cambio allenatore (quale?) non ha sortito l’effetto desiderato, anche se qualcuno pensava che il “male” risiedesse in panchina e che una volta allontanato avrebbe proiettato questa squadra in cima al calcio mondiale. Così non è stato, forse perché le responsabilità sono da ricercare altrove?
Intanto bisogna cominciare a pensare, lo ripetiamo da settimane, alla stagione che verrà perché è qui e ora che si mettono le basi per il prossimo campionato. Sbagliare è umano ma perseverare sarebbe davvero troppo. La piazza è sempre più afflitta e il pericolo sarebbe quella disillusione prodromica all’apatia e al totale disinteresse.
C’è tutto il tempo per pensare al Palermo che sarà, quello del rilancio: in grado quanto meno di lottare per qualcosa di importante. Ma la rinascita passa soprattutto dalla consapevolezza degli errori commessi. Quindi concludere nel migliore dei modi l’attuale torneo, giocarsi con dignità (se sarà) i prossimi play off e poi tracciare una linea su quello che è stato. Ciò bisogna cominciare a farlo - repetita iuvant - ora e adesso, anche se c’è chi continuerà a dire che va tutto bene e a raccontare di prestazioni soddisfacenti, di una squadra motivata e orgogliosa.
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Redazione