Palermo e la panchina. Mauri si racconta

Palermo e la panchina. Mauri si racconta

Nel Palermo dei record di questo inizio stagione c'è stato poco spazio per Juan Mauri che dalle colonne de Il Giornale di Sicilia si candida come protagonista. Il centrocampista si mette totalmente a disposizione del tecnico comprendendo quanto sia arduo scegliere chi deve andare in campo.

 

Sono consapevole di trovarmi in una squadra che sta giocando bene e che sta vincendo. Capisco che per il tecnico sia difficile trovare posto per me, deve cambiare qualcosa e la concorrenza è tanta. È difficile trovare spazio. Ovviamente mi arrabbio perché non gioco. La cosa più importante, però, è che la squadra continui a vincere. Il giorno in cui non mi arrabbierò più per le panchine, penso che smetterò di giocare a calcio.

 

Su Pergolizzi.

Spero di avergli dato un segnale, io sono pronto e lui sa che lo sono. Come me, però, anche tanti altri compagni lo sono.

 

Su Martin.

Abbiamo caratteristiche uguali, ma è un giocatore intelligente e capiamo a vicenda i nostri movimenti. Penso che possiamo giocare insieme, la mia prova secondo me è stata buona, anche se nel complesso la prestazione non è stata del tutto positiva. Quel che conta, però, è vincere. E noi lo stiamo facendo. Ho sempre ragionato partita dopo partita e, se possibile, dobbiamo cercare di vincerle tutte per tornare in Serie C. Non so se sia fattibile, ma possiamo provarci.

 

Sulla trasfera di Nola.

C’ero abituato, io da un giorno all’altro mi sono trovato dalla Serie A all’Eccellenza. In Argentina ho giocato pure in campi senza erba, figuriamoci se quello è il problema. Se vogliamo trovarci in un campionato migliore, però, dobbiamo solo abituarci.

 

Sul campionato.

Se pensiamo di chiudere il campionato con due vittorie, sbagliamo. Intanto pensiamo a domenica, poi alla partita successiva. Noi non dobbiamo dare messaggi a nessuno. Siamo il Palermo, siamo obbligati a vincere il campionato. Prima lo facciamo, meglio è. Se qualcuno dice che non siamo così forti, avrà le proprie motivazioni. Noi sappiamo di esserlo. Il gruppo è unito, tutti vogliamo la stessa cosa e non potrebbe andar meglio. Abbiamo un capitano che comanda bene la squadra e noi giocatori più esperti diamo spesso dei consigli ai giovani.

 

Rapporto con Santana.

Con Santana stiamo insieme in ritiro, sempre col mate in mano. Manca solo l’asado, ma nei prossimi giorni organizziamo. Ho la griglia pronta a casa, a Mondello.

 

Sulla famiglia.

Sto con mia moglie Camila e i miei figli, Cristobal e Caetano. Il primo è nato in Italia, il secondo in Argentina. Non sono un tipo che sta spesso in giro in città, vado più che altro al parco o in spiaggia con loro, nei giorni liberi. 

 

Infine un pensiero sui tifosi.

È bello vederli così. Me l’aspettavo, perché so cosa sente il tifoso palermitano. Ho avuto la fortuna di seguire dal vivo un Palermo-Milan con mio fratello nei rossoneri e mi aspetto che siano ancora di più a febbraio o marzo, quando arriveranno partite più importanti.