Palermo, cronaca di un disastro difensivo

La retroguardia del Palermo è la seconda più battuta del campionato. In questo articolo i perché collettivi e individuali di un disastro.

Palermo, cronaca di un disastro difensivo

A inizio della stagione, si pensava che il reparto che fornisse più certezze fosse la retroguardia, alla luce delle buone prestazioni sia dei singoli che del blocco in quanto tale. Il primo segmento di questo campionato, sta però raccontando una realtà diversa da quella immaginata a inizio stagione, con la difesa del Palermo che si è rivelata la seconda peggiore in termini numerici con 31 reti subite e la peggiore ex aequo con quella del Cagliari (che ha preso 37 gol, ma ha altri elementi di forza) per la qualità delle prestazioni, veramente imbarazzanti. Quando scende in campo la difesa rosanero da la stessa impressione che darebbe Bambi al cospetto di un Leone affamato ovvero di totale impotenza, e regolarmente finisce in balia degli avversari, di qualunque livello siano essi. Come mai la difesa del Palermo risulta così fallace? Il discorso va inquadrato sia dal punto di vista collettivo che da quello delle prestazioni individuali.

A inizio stagione Ballardini aveva mantenuto l’impostazione adottata nel finale dello scorso campionato, con una difesa a 3 mediamente alta che in effetti si era rivelata efficace, visto che nelle prime tre partite contro Bari, Sassuolo e Inter, il Palermo ha preso solo due gol, di cui uno su rigore. A differenza del suo predecessore De Zerbi ha lavorato più sulla fase di palleggio che non sugli automatismi difensivi, e infatti la retroguardia del Palermo, che ha cambiato più sistemi di gioco, non è quasi mai riuscita a contenere gli avversari, fatto che, assieme a un gioco offensivo mai decollato, è costato il posto al tecnico bresciano. Adesso Corini sta lavorando per dare alla squadra nuovi automatismi difensivi, ma per quanto questo stringa sempre di più, ha un bisogno fisiologico di tempo per sistemare una difesa che si esprime male anche a livello di prestazioni individuali. Di Andelkovic si è già scritto in un articolo precedente e il discorso, applicabile anche a capitan Vitiello, lo si condensa dicendo che sono degli onesti mestieranti che danno tutto per la maglia ma con limiti evidenti che purtroppo vengono fuori spesso. Chi teoricamente avrebbe dovuto fare la differenza è Giancarlo Gonzalez, ma il “Pipo”, attualmente infortunato e rimasto per ragioni di non opportunità, in questi anni ha giocato poche partite convincenti e ha dato spesso l’impressione di essere un giocatore con la testa altrove. Gonzalez può essere ancora un giocatore importante per questo Palermo, ma a patto di mettere in chiaro le cose, ambo le parti: bisogna convincerlo del fatto che sia un elemento importante, se non la si pensa così (o se a lui non dovesse bastare) meglio cederlo e puntare su altro. Quell’altro sarebbe potuto essere Rajkovic, che però combatte con quegli infortuni che ne hanno limitato le prospettive, facendo passare da un potenziale top-player ad un giocatore normale limitato dalla fragilità fisica. Il serbo non è certamente un fenomeno, ma ha delle doti importanti, essendo bravo (seppur irruente) negli interventi e pulito in fase di palleggio: il suo recupero previsto, salvo intoppi, per Febbraio, potrebbe dare qualcosa in più. Un qualcosa in più che si aspettava da Goldaniga, che purtroppo non ne sta combinando una giusta. Per il giovane stopper rosanero il momento è certamente complicato e va inquadrato in maniera complessiva. In questo frangente stanno venendo fuori i problemi, già visti in passato, del giocatore nel tenere al giusto livello l’asticella della tensione. In questo senso però non si può non tenere conto di quanto, per diversi motivi, l’annata del ragazzo sia stata complessa. Per sfruttare a pieno le sue doti, su cui può costruire una carriera interessante, sarà importante cercare di fargli sentire più affetto e fiducia possibile, per poterlo poi responsabilizzare in maniera serena e graduale. L’unico a convincere (ma con virgolette molto larghe) in questo momento è Thiago Cionek. Lo stopper della nazionale polacca, più un marcatore mobile che non un difensore di posizione, fa la sua parte, una parte però alla fine inutile visto il contesto. Per una squadra che produce poco come il Palermo, avere una difesa che resista il più possibile all’onda d’urto d’avversari forti e rintuzzi al meglio gli attacchi di squadre di medio-alto livello può fare la differenza, ma questo è successo in parte e solo nel primo caso, senza comunque particolar costrutto in termini di punti. La difesa deve essere dunque un punto focale su cui lavorare sia sotto il profilo tecnico, che, anche, in sede di mercato, perché è comunque evidente che qualcosa di diverso, serva, e anche con una certa urgenza.