Cessione Palermo: cosa ci ha detto Foschi
Nella giornata di ieri sono arrivate nuove informazioni in merito alla cordata interessata all’acquisto del Palermo Calcio. Questa volta non per bocca del patron Zamparini: a parlarne è stato Rino Foschi, per la prima volta.
Le notizie relative a questa cordata “transnazionale” che si evincono dalle parole del ds rosanero possono essere racchiuse in tre nuclei chiave.
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FOSCHI: «ZAMPARINI RESTERÀ MA CEDERÀ. CHI COMPRA HA FIDUCIA IN LUI»
Niente cessione totale. Foschi ha confermato che la cordata, se l’affare andrà in porto, comprerà una quota importante delle azioni del club; non la totalità: Zamparini rimarrà dunque con una percentuale minore. Quindi, almeno all’inizio il patron non uscirà completamente di scena, ma già dalla sessione di mercato invernale si potrebbe confermare, e forse anche migliorare, l’organico attuale.
Budget. Dalle dichiarazioni del ds rosanero si ipotizza disponibilità di liquidità immediata per poter affrontare le spese di gestione ed al contempo investire da subito sul mercato.
«Se avviene questa cessione sono convinto non dico che torneremo a fare quello che abbiamo fatto nel passato, ma faremo di nuovo cose importanti» ha detto Foschi. Parole che, stavolta, lasciano pensare che gli acquirenti le garanzie le abbiano eccome.
Stadio e centro sportivo?
Foschi ha ribadito, dall’alto del suo affetto, quasi amore-odio, per Zamparini che il patron vuole lasciare il Palermo in mani sicure perché «si parla della squadra e dei risultati del Palermo, ma anche del futuro di questa città».
Oltre a questi tre punti chiave ce n’è un altro ancora più importante che forse può accendere, tenendo sempre il più che doveroso beneficio del dubbio, un nuovo piccolo lume di speranza: Foschi non è Zamparini.
Il patron ne ha dette davvero tante e la sua credibilità, quando si parla di cessione del club, è gradualmente svanita insieme ai capitali di un tempo.
Ma con Foschi è diverso.
Il ds gode di grande rispetto e fiducia e non si è mai esposto su vicende da lui ritenute sempre non di sua competenza. Per farlo, e per usare il “noi” per tutta la durata dell’intervista, evidentemente ci crede.
E se ci crede lui, potremmo crederci un po’ di più anche noi?
Redazione