La fiducia è finita, la passione no

Peppe La Barbera

La fiducia è finita, la passione no

 

 

Non ho mai amato le classificazioni che distinguono i veri tifosi del Palermo dagli altri, chiamati “falsi”, “faccioli”, “ex strisciati” (vecchi fan della Juve, del Milan, dell’Inter).  Penso che nessuno possa autoproclamarsi casto e puro, dando agli altri patenti prive di logica.

In questi giorni in cui siamo assistiamo alle cessioni dei protagonisti della salvezza, tante persone dibattono su questo aspetto, sull’autenticità della loro fede che si ripercuote anche su un dilemma: abbonarsi di nuovo o meno.

Ho visto un’intervista di un ragazzo che prometteva di rinnovare, ancora una volta, dopo 13 anni. Quindi, un tifoso che è abbonato più o meno da quando siamo tornati in serie A. Senza voler stilare una di quelle classifiche di cui parlavo prima, sarei curioso di sapere, senza polemica, se tutti questi abbonati “dell’ultima ora” erano presenti quando Palermo-Juve Stabia nel gennaio del ’99 veniva vissuta come un appuntamento di Champions in un posticipo serale di serie C e cosa provavano quando le imprese non erano quelle di battere la Juve per tre anni di fila a Torino, ma avere la meglio a Chieti o strappare un pari ad Acireale.

Magari quel ragazzo era piccolo, non può ricordare, ma chi ancora dà fiducia a Zamparini, continuandolo a ringraziare, cosa farebbe se la nostra squadra dovesse tornare nell’oblio e nelle serie inferiori? Sarebbe più importante la serie A o l’amore in sé per questo team?

Io non sono abbonato, ma al loro posto, non darei ancora fiducia a chi cede il campione del mondo Gilardino (criticato da chi al massimo potrebbe vincere il campionato delle plusvalenze). Dunque, non mi fiderei di chi parla di giovani di talento  e che prima prendeva Barzagli, Zaccardo e Cavani e ora Chochev, Balogh e Arteaga.

Sarei curioso di conoscere le storie di chi continuerà ad abbonarsi e di chi non lo farà, per ascoltare il parere di tifosi di vecchia data che hanno visto più stagioni e più squadre di me che sono nato nel 1982, di chi continuerà ad essere presente al “Barbera”. Perché, al di là di tutto, una sola cosa unisce tutti noi ed è l’amore eterno per questa maglia, che di questi tempi ci causa più sofferenze che gioie e che sicuramente può essere vissuto da infinite angolazioni, differenti, senza che ce ne sia una migliore.