GDS: «Arrestato Zamparini». Possibile nuova istanza di fallimento
Dopo una riunione-fiume tenuta nella giornata di giovedì è arrivata, da parte della Cassazione, la conferma della misura cautelare di arresti domiciliari per Maurizio Zamparini. Rintracciato ieri nella sua casa di Aiello del Friuli, l'ex patron del Palermo è stato arrestato per i falsi nei bilanci 2014, 2015 e 2016 e per false comunicazioni alla Commissione di vigilanza sulle società di calcio, ordine eseguito dagli uomini del Nucleo di polizia economico-finanziaria diretto dal colonnello Cosimo Virgilio. Con questo provvedimento a Zamparini viene impedito, fino a nuovo ordine, di uscire di casa e di comunicare con persone diverse da quelle che coabitano con lui, mentre invece sono stare respinte le misure patrimoniali nei suoi confronti e della società.
Come scrive oggi il Giornale di Sicilia, con la conclusione di questa vicenda si aprono le porte di una nuova fase, legata alla chiusura dell'indagine e alla richiesta di processo penale nei confronti dello stesso ex presidente rosanero e degli altri sette indagati per i reati che lo hanno portato ai domiciliari e per riciclaggio, autoriciclaggio, violazioni fiscali, appropriazione indebita, impiego di proventi di provenienza illecita e falso in bilancio aggravato alla transnazionalità. La testata locale continua dicendo che «si può riaprire pure la questione fallimentare, dopo il no - segnato da dubbi e sospetti e da un'indagine a Caltanissetta - pronunciato il 29 marzo. Possibile cioè che la presentazione di una nuova istanza alla sezione specializzata del tribunale, sulla base delle nuove acquisizioni emerse negli ultimi mesi e su alcune delle quali ora c'è il bollo della cassazione».
In un anno e mezzo gli accertamenti su questa vicenda non si sono mai chiusi, e adesso a finire nel mirino potrebbero essere anche la cessione della società e le operazioni più recenti, delle quali molte di queste avvenute senza chiarezza su nomi, società, origine e consistenza di capitali del gruppo inglese. L'operazione di passaggio di proprietà del Palermo ha in qualche modo allontanato i riflettori della magistratura dall'ex patron Zamparini, e la ragione del suo arresto è legata alla reiterazione del reato e bilanci modificati in successione dal 2013, momento della cessione del marchio del club alla Mepal e in seguito con i rapporti creatisi con Alyssa. Con questa operazione si potè realizzare una plusvalenza del valore di 21 milioni, che ha reso possibile l'iscrizione del club rosanero ai campionati di Serie A 2015-2016 e 2016-2017 nonché allo scorso campionato di cadetteria. La difesa adesso rimarca come la cessione del Palermo a Sport Capital Group e alla "galassia" di società associate farebbe venire meno le esigenze cautelari nei confronti proprio di Zamparini, ma adesso chi indaga non è convinto neanche della situazione attuale.
Sempre il Giornale di Sicilia continua dicendo che paradossalmente, alla fine, la Cassazione ha dato ragione quasi interamente alla difesa dell'ex patron e del Palermo tranne per la questione relativa alla misura personale nei confronti dell'imprenditore di Aiello del Friuli. Gli inquirenti avevano impugnato tutto al tribunale dell'appello, ma la decisione è stata congelata dal ricorso della difesa e ne ha paralizzato gli effetti fino all'udienza di ieri. La difesa ha avuto la meglio sul piano patrimoniale dal momento che sono stati ritenuti inammissibili i ricorsi sul sequestro di 99.993 euro all'ex patron e di un milione e 100 mila euro al club rosanero. Le esigenze cautelari infatti sono legate esclusivamente ai falsi nei bilanci e nelle comunicazioni alla Covisoc mentre non riguardano l'autoriciclaggio e i reati fiscali per i quali era stato emesso il sequestro. «C'è ancora un terzo sequestro respinto e un terzo ricorso in cassazione, presentato sempre dalla procura contro i rigetti decisi ancora dal Gip e dal tribunale del riesame-appello: e si tratta del provvedimento patrimoniale più consistente, da 50 milioni, che andrà davanti alla Suprema Corte il 14 marzo», scrive la testata locale, aggiungendo però che anche in questo caso molto probabilmente il sequestro non sarà accordato.
L'originaria richiesta di domiciliari per Zamparini, poi respinta, era legata ed eventi che comprendevano anche il commercialista Alessandro Morosi e Alessandra Bonometti, segrataria del suo gruppo imprenditoriale. In una fase successiva è stato proposta la sospensione di Giovanni Giammarva, per un periodo presidente del Palermo, ma dopo la dimissione di quest'ultimo dalla guida del club il Gip ha respinto le accuse. Giammarva è nel mirino della procura di Caltanissetta come indagato nella vicenda legata al giudice Sidoti, indotto a respingere l'istanza di fallimento del Palermo, accuse che hanno portato alla sospensione dell'esercizio di professione di commercialista e dagli incarichi di amministratore giudiziario. Anche Sidoti è stato sospeso, mentre per l'ex Gip Anfuso, legato a presunte fughe di notizie, è stata respinta la misura interdittiva.
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