Palermo, altro che finita, è appena cominciata
Elegia di una sconfitta, inno della resurrezione
Di Roberto Aiello
Sì, è vero, il Palermo ha perso contro il Pescara in una partita che giocar peggio non si poteva.
Ora, lasciate che la notizia si depositi nelle vostre menti per un secondo come le ceneri dopo un'eruzione. Poi respirate, perché, e qui sta il paradosso del calcio, la sconfitta non vale più di quello che voi decidete che valga.
Seguitemi.
I. Il dolore è legittimo, ma ha una scadenza:
piangiamo, certo, urliamo, sbattiamo i pugni sul tavolo e mandiamo a quel paese chiunque ci passi davanti.
Ma poi alziamo gli occhi.
Diceva Nietzsche: "Ciò che non mi uccide mi rende più forte”. La sconfitta contro il Pescara non ci ucciderà, anzi ci renderà migliori. Questa frase poi vale doppio nel calcio, dove ogni sabato si muore un po' e ogni domenica si rinasce completamente. Un po' come Lazzaro ma con la maglia rosanero.
II. La classifica non è un'opinione, i numeri non mentono:
guardate quella classifica, guardatela bene negli occhi. È fatta di numeri, e i numeri parlano chiaro: il Palermo sta facendo un campionato all'altezza della promozione e non perdeva da quattro mesi. In un campionato normale, il Palermo sarebbe nelle prime due posizioni e la sconfitta contro il Pescara sarebbe vista sotto un'altra luce.
III. La promozione non si conquista o perde in un martedì di marzo.
Si conquista partita dopo partita, cuore dopo cuore, urlo dopo urlo, fino alla fine. Lasciamo i giudizi alla fine, la battaglia non è lontana dal finire.
Il campionato poi è lungo come una notte di scirocco: soffoca, opprime, ti toglie il respiro e ti fa e risollevare. È una montagna russa dove vince chi cade meno, non chi non cade mai.
IV. Questa città ha visto di peggio:
Palermo è una città che ha conosciuto Fenici, Greci, Romani, Arabi, Normanni, Borboni e, cosa ben più terrificante, stagioni in Serie D. Eppure è ancora lì, arroccata sul mare, bellissima e indomita, pronta per volare.
I tifosi rosanero non sono gente che si arrende al primo Pescara di passaggio. Sono gente che soffre con eleganza, impreca con poesia, e torna allo stadio sempre, perché Palermo non è masochismo. È fede, la forma più pura di amore irrazionale che l'umanità abbia mai inventato.
V. Ode ai punti che verranno:
Sì, verranno domeniche di sole e di gloria, di gol urlati a squarciagola nel vento del “Barbera”, di abbracci tra sconosciuti che per novanta minuti diventano fratelli indossando un maglia rosanero.
Verrà il giorno in cui la Serie A tornerà a pronunciare quel nome: Palermo. Come si pronuncia una cosa bella e inevitabile.
E quel giorno, amico mio, ricorderai questa sconfitta contro il Pescara come si ricorda la pioggia il giorno prima dell'estate.
La storia non è finita, ma appena iniziata. La promozione è ancora lì, non se n'è andata. Sta solo aspettando di vedere se siete disposti a soffrire ancora un po', a tifare ancora più forte, a riempire il “Barbera” con quella furia d'amore che solo noi tifosi rosanero sappiamo produrre.
Quindi non disperare, sciarpa in mano e fino alla fine grida con me: Forza Palermo.
Redazione