Migliaccio e il ciuri ciuri da brivido all'Olimpico di Roma
L'emozione della capitale colorata di rosa e nero
Giulio Migliaccio arrivò a Palermo nella stagione 2007/2008 su espressa richiesta di Stefano Colantuono. Per averlo, la Società di viale del Fante sborsò ben 5 milioni di euro all’Atalanta. Centrocampista roccioso con il vizietto del gol, vestì la maglia rosanero per 5 anni, la sua rete più bella fu quella siglata contro il Milan nella semifinale di ritorno di Coppa Italia 2010-11. Marcato a vista da Thiago Silva, Migliaccio segnò di testa il primo gol della gara, mandando in visibilio i suoi tifosi. Il Palermo vinse per 2 a 1, conquistando dopo 32 anni la finale del 29 maggio 2011.
Ed è proprio quell'ultima gara, anche se non fu vinta, che è rimasta scolpita nella testa di Giulio Migliaccio:
«La partita che non potrò mai dimenticare - racconta il giocatore ai microfoni di forzapalermo.it - è sicuramente la finale di Coppa Italia contro l’Inter e la settimana che abbiamo vissuto a Roma: siamo riusciti a portare 40.000 palermitani nella capitale; è qualcosa che mi rimarrà per sempre dentro. Quando siamo entrati allo stadio, due ore prima, vedere che l’Olimpico era già stato riempito in gran parte dai tifosi rosanero è stata un’emozione che difficilmente dimenticherò. Eravamo un gruppo eccezionale, uomini prima che calciatori, consapevoli che eravamo forti. Miccoli, il nostro capitano, era la ciliegina sulla torta, ma in quella squadra eravamo tutti capitani, ragazzi incredibili, tutti con un unico obiettivo. Altrimenti non avremmo raggiunto i punti che abbiamo fatto e a raggiungere risultati importanti. In quel periodo - spiega Migliaccio - sentivamo forte l’amore dei tifosi rosanero e la loro stima. E ogni volta che giocavamo in casa c’erano almeno 25.000 persone, c’era una carica incredibile ed anche i risultati dicono questo; difficilmente si steccava al Barbera.
Ricordo che ci rendemmo veramente conto di quello che avevamo fatto e di dove eravamo arrivati, solo quando iniziammo a giocare quella partita, anche perché quella settimana l’avevamo vissuta veramente bene, avevamo un grande allenatore, Delio Rossi, che ci aveva trasmesso tanta serenità, fu incredibile sentire cantare all’Olimpico di Roma “ciuri ciuri”, un grande brivido per tutti noi; davvero straordinario!
Ho solo un rimpianto, non avere vinto l’anno prima la partita contro la Sampdoria, quella che ci avrebbe permesso una storica qualificazione in Champions League. Vorrei salutare tutti i tifosi del Palermo dicendo loro che li porterò per sempre nel mio cuore, sono stati cinque anni fantastici, sono loro che mi hanno dato la possibilità di affermarmi anche in serie A».
Redazione