Lo scippo alla Primavera: film già visto

Vitogol

Lo scippo alla Primavera: film già visto

Alle soglie dei 60 anni comincio a chiedermi se valga davvero la pena seguire con trepidazione il calcio. O meglio, questo calcio disegnato apposta per chi riceve (o si procura) la grazia di tifare per le squadre che vincono sempre e che amareggia noi tifosi di quelle altre che non hanno mai vinto niente d’'importante e che tutte le volte che si avvicinano a un traguardo, piccolo o grande che sia, si ritrovano con un mare di complimenti e un oceano di rimpianti.  

Nella mia lunga storia di tifoso, m’è capitato più volte. La prima fu a Roma, quando una Coppa Italia già vinta ci fu rubata dall’'arbitro Sbardella con un rigore dubbio nel recupero e uno ripetuto durante la lotteria finale. La seconda al San Paolo, quando tenemmo testa alla squadra che avrebbe fornito la base per l'’Italia Mundial per poi essere beffati in extremis dall'’ex Causio nell’'unica partita nella storia del calcio in cui i napoletani tifarono per gli odiati sabaudi contro una consorella “terrona”. Per capire quale fosse il divario di forze in campo, basti citare i primi due nomi delle formazioni: Frison e Gregorio per noi, Zoff e Gentile per loro. La terza, l’'apice dell’'era-Zamparini, quando indicammo a tutta Italia cosa sia una tifoseria corretta, appassionata e rispettosa. In un modo o nell'’altro, vincitori morali ma perdenti negli annuari.

 Quella gelida manina che tira giù quelli come noi tutte le volte che intravedono la cima questa volta si è accanita sui magnifici ragazzi della nostra Primavera, battuti da un’'interpretazione delle regole sulla concessione del calcio di rigore da parte del signor Valeri che a parti invertite avrebbe portato a ben altro verdetto. E non conta che il Palermo meritasse la vittoria per quanto visto nel secondo tempo. E neppure che, mentre ci si interroga sui rovesci della Nazionale, il Palermo fosse interamente composto da italiani, la maggioranza dei quali siciliani. Conta solo l’'ossequiosa interpretazione del regolamento da parte degli arbitri verso le “solite note” condita dai soliti commenti delle solite televisioni, pubbliche o private che siano. Conta solo il diritto di vittoria di certe squadre e il dovere di sconfitta delle altre.

Un torneo giovanile di calcio vale poco sugli annuari, specie per squadre con un ricco palmares. Serve piuttosto a formare uomini, prima che calciatori. Se questo è vero, trovo che il verdetto confezionato da Valeri, tecnicamente eccepibile, sia moralmente inaccettabile e diseducativo. Perché dimostra che, più dei meriti e della valenza sociale del lavoro che il Settore Giovanile del Palermo compie da anni conta, come sempre, l’'arroganza del potere e il potere dei soldi. Quei soldi che, persino tra i ragazzini, ti consentono di razziare talenti in tutto il mondo per alimentare un'’inesauribile sete di vittoria. Per poi aver bisogno dell’'inchino di un arbitro per rubacchiare in qualche modo l’'ennesimo trofeo.