L'altalena non si ferma, ma noi non ci divertiamo

L'altalena non si ferma, ma noi non ci divertiamo

È un'altalena, ma non ci divertiamo. Perché non è un gioco e non siamo al parco. È la Serie B. E proprio perché è difficile, ostica, livellata, richiede qualità e caratteristiche che questo Palermo non riesce ad esprimere. Senza andare lontano, senza perderci in anatemi tattici: continuità e maturità. Aspetti imprescindibili per una squadra che vuole essere altro da una modesta partecipante dei bassifondi della griglia play-off, aspetti figli di una consapevolezza che i rosanero non riescono a trovare.

"So di essere di media statura, ma non vedo giganti attorno a me". Usiamo un po' di Prima Repubblica per portare a galla un fatto che, se non altro, spiega in buona parte il malcontento della piazza: dopo venti partite, in un campionato che fin qui ha raccontato la presenza di tante buone squadre senza vere e proprie corazzate, il Palermo sembra accontentarsi, crogiolarsi dentro i limiti imposti da una guida tecnica che, dopo quasi diciotto mesi al timone, non ha ancora trovato la rotta che rappresenti una crescita visibile, dei singoli, del gruppo e dei risultati.

Il manifesto in fase di scrittura è stato alimentato una volta di più al Tombolato di Cittadella, dove una squadra ben allenata, ma che sulla carta vale un quarto della squadra rosanero, ha dominato per larghi tratti di match, offrendo quei capisaldi mai trovati in Viale del Fante: continuità, nelle idee e nei risultati, maturità nella gestione della partita.

Proprio mentre Ceccaroni metteva in scena il famoso meme di John Travolta, Nedelcearu offriva il taglio della difesa come un grissino nel tonno in scatola e gli attaccanti si preparavano per una nuova stagione di Lost. Proprio quando si pensava – beata ingenuità – che la coda del 2023 potesse farsi scia per la testa del 2024. E invece no, l'altalena non si ferma. Su e giù. E a restare immobile è l'ambizione che lentamente si trasforma in velleità.