La lega, pur di non riformarsi, sacrifica i tifosi

La lega, pur di non riformarsi, sacrifica i tifosi
Articolo di Peppe Musso
 
Ennesimo cambio d'orario (scellerato, aggiungerei). Palermo-Taranto, match da recuperare visto il rinvio delle prime due giornate di gennaio causa covid, si giocherà il 30 marzo. Non alle 21:00 come prestabilito, bensì alle 14:30.
 
Un orario che sfavorisce tutti: i tifosi semplici, impossibilitati ad andare allo stadio in larga parte; gli abbonati, che vedono così di fatto azzerato il loro sconto per essersi fidelizzati; rende inagibile una zona della città ad un orario che è prettamente lavorativo. L'unica parte a beneficiare di questo spostamento è il Taranto, che così non dovrà spendere /
    /teriore denaro per pernottare in Sicilia e potrà ripartire in giornata.
 
A questo punto è lecito farsi una domanda: se su 60 squadre professionistiche ce ne sono alcune (anzi, molto più di alcune), che sono costrette a chiedere questi favori per far quadrare i bilanci, forse non sarebbe meglio rivoluzionare il format di un campionato eccessivamente dispendioso e a 0 ricavi? Il problema non è il Taranto, o la Fidelis Andria, o chiunque altro: il problema è che i vertici del gioco più seguito dagli italiani, per l'ennesima volta, si girano dall'altra parte, dimenticandosi di ascoltare chi questo sport lo ha reso il più amato e così redditizio: i tifosi. Peccato, non sono serviti neanche due anni di stadi completamente vuoti per farlo capire.