Italia, la fine di un'illusione
Ennesima delusione per la Nazionale, che fallisce per la terza volte consecutiva l'accesso ai Mondiali
di Giulia Bagnasco
L’Italia è fuori dai Mondiali. Ancora.
A Zenica gli Azzurri perdono ai calci di rigore contro la Bosnia dopo l’1-1 maturato tra tempi regolamentari e supplementari. Un epilogo crudele, certo. Ma ridurre tutto alla lotteria dei rigori sarebbe forse la lettura più comoda.
La partita racconta molto più di questo.
L’Italia era partita bene. Il gol di Kean nel primo tempo aveva dato l’illusione di una serata finalmente diversa, quella in cui gli Azzurri avrebbero chiuso i conti con un passato recente fatto di eliminazioni e rimpianti. Poi l’episodio che cambia tutto: l’espulsione di Bastoni. Da quel momento la Bosnia prende coraggio, cresce, spinge e alla fine trova il pareggio con Tabaković.
Da lì in avanti la partita cambia tono.
Gli Azzurri non riescono più a guidarla, provano soprattutto a contenerla. Si arriva ai supplementari, poi ai rigori. E lì la Bosnia è perfetta, mentre l’Italia si ferma.
Ma il problema non sono i rigori.
Il problema è che questa squadra continua ad affrontare le partite decisive come se dovesse difendere un equilibrio fragile, più che imporre la propria superiorità.
Ed è questo il dato più inquietante.
Perché quella azzurra non è una Nazionale qualunque. Parliamo di un paese che ha vinto quattro Mondiali, che per decenni ha rappresentato una scuola calcistica riconosciuta in tutto il mondo. Eppure oggi quella identità sembra essersi dissolta.
La verità è che questa ennesima eliminazione ha radici profonde.
Nasce da anni di calcio italiano che ha smesso di produrre talento con continuità, da club che faticano a competere ai massimi livelli europei e da una squadra che vive di episodi più che di certezze. La vittoria dell’Europeo nel 2021 è stata una parentesi straordinaria, ma forse proprio per questo ancora più ingannevole.
Un lampo in un sistema che nel frattempo continuava a indebolirsi.
Nei giorni scorsi gli Azzurri hanno osservato con attenzione il percorso degli avversari possibili, aspettando di capire quale sarebbe stato il cammino verso questo spareggio. Un atteggiamento comprensibile, ma che racconta anche qualcosa: quando una Nazionale con questa storia comincia a ragionare in termini di avversari “più gestibili”, significa che qualcosa nella percezione della propria forza si è incrinato.
E forse proprio lì si nasconde il vero problema.
Quando una Nazionale con questa storia smette di sentirsi davvero l’Italia, la sua storia smette di bastare.
Il risultato è davanti agli occhi di tutti: terzo Mondiale consecutivo mancato, dodici anni di assenza dal torneo che più di ogni altro definisce la storia del calcio.
Il problema non è perdere ai rigori.
Il problema è che oggi gli Azzurri sembrano una squadra che spera di vincere, non una squadra convinta di poterlo fare.
Perché quando smetti di sentirti grande, anche la tua storia smette di proteggerti.
Redazione