Favo «Quel giorno in campo rimasi bloccato dall'emozione»
Il dualismo costruttivo con Modica
Quando si parla di attaccamento alla maglia, di amore per una città' e la sua gente, pensare a Massimiliano Favo è d'obbligo e naturale.
Nato a Napoli il 10 Dicembre 1966, calcisticamente è cresciuto nelle giovanili del Napoli a metà degli anni '80 e ha avuto il privilegio di allenarsi accanto ad un “certo” Maradona.
Nell'estate del 1989 giunse al Palermo nella stagione in cui la squadra rosanero fu costretta a giocare le partite casalinghe al Provinciale di Trapani in seguito ai lavori allo stadio della Favorita per i mondiali del '90.
Favo s'impose subito all'attenzione degli addetti ai lavori per le sue qualità in mezzo al campo, la grande personalità, tanto dinamismo e lo spessore delle sue giocate. Tutto ciò negli anni gli fece conquistare molta credibilità nello spogliatoio tanto da diventare capitano della squadra.
In rosanero collezionò in totale 162 presenze e 5 gol vincendo due campionati di C/1 ( 90/91 e 92/93) e una coppa Italia di C/1 nel 92/93.
Contattato dalla nostra redazione per la rubrica “La partita del cuore” Favo ci mette un po' prima di individuare la gara che più delle altre è rimasta nei suoi ricordi...
«Sono state tante le partite che potevo scegliere – ha esordito Favo ai microfoni di forzapalermo,it - ma quella che più mi continua a trasmettere emozioni tra i miei ricordi è Palermo - Andria
la gara del 2 Giugno 1991 che ci diede la matematica certezza della promozione in serie B.
Fu un susseguirsi di emozioni continuo, dalla tensioni della vigilia al tragitto che ci portò allo stadio sino a quando sbucando dal sottopassaggio il mio sguardo rimase bloccato verso la curva nord per lo spettacolo di striscioni, fumogeni e colori.
Ricordo che fece gol De Sensi - ha ricordato emozionato l'ex rosanero- arrivando di testa sino in cielo su un calcio d'angolo battuto dal sottoscritto, poi ne capimmo poco perché le attenzioni si spostarono verso il risultato di Perugia – Casarano.
L'Andria aveva bisogno di un punto per salvarsi per cui fu partita vera, ad un certo punto un fischio dell'arbitro fu inteso dai tifosi, che erano entrati a bordo campo, come quello finale e abbiamo dovuto fronteggiare un anticipo d'invasione di campo.
Per fortuna , dopo un paio di annunci di Caterina Bruno speaker dello stadio, uscirono dal rettangolo di gioco, ma alla ripresa del gioco si disputò un'altra partita le nostre menti erano altrove e nella confusione generale la squadra pugliese raggiunse il pareggio.
Alla fine ci fu una festa incredibile, - ha continuato Favo – la promozione fu il giusto coronamento di una stagione che aveva avuto un inizio difficile con mister Franco Liguori, ricordo che la società fu costretta a mandarci in un lungo ritiro ma solo dopo l'esonero del tecnico Napoletano e l'arrivo di Enzo Ferrari la squadra si riprese.
All' inizio io soffrivo molto il dualismo con Giacomo Modica, che era considerato la stella della squadra, giocatore esperto, con diversi campionati vinti, avendo lo stesso ruolo non riuscivo ad adattarmi in un centrocampo con compiti diversi da quello del regista.
Ferrari ebbe invece la capacità di sfruttare proprio quelle caratteristiche per renderci alternativi nel corso della partita e , di fatto quello che prima era un problema, si rivelò un arma in più.
Per il resto credo che la promozione non poteva sfuggirci -ha ammesso l'ex centrocampista rosa - avevamo una squadra molto attrezzata per vincere il campionato, completa in ogni reparto a parte il già citato Modica vorrei ricordare la coppia d'attaccanti Lunerti e Cangini ma anche il portiere Pappalardo, Paolucci, De Sensi e Bucciarelli.
Palermo per me rappresenta la mia seconda città, vi è nata mia figlia -ha concluso l'ex capitano rosanero ho lasciato tanti amici e spero, un giorno, che il destino mi possa riportare attraverso la mia professione in questo ambiente che amo, lo dimostra il fatto che ancora oggi continuo ad interessarmi dei destini della squadra rosanero.
Redazione