Delio Rossi: Volevo regalare qualcosa di bello ai tifosi rosanero
Il racconto della finale del 2011: «Ho allenato un gruppo di uomini veri».
La stagione rosanero 2009/2010 iniziò col botto per i tifosi palermitani, grazie ad un euforico Walter Zenga, neo tecnico fortemente voluto da Zamparini, che durante la conferenza stampa di presentazione aveva dichiarato platealmente che avrebbe vinto lo scudetto.
Naturalmente le cose non andarono come auspicato dall’ Uomo Ragno, esonerato dopo appena quattro mesi. Tuttavia quell’anno, il Palermo disputò una delle sue migliori stagioni, merito anche di Delio Rossi che dal novembre del 2008, raccogliendo il testimone da Walter Zenga, guidò la squadra alla conquista di uno storico quinto posto. L’anno successivo il rapporto conflittuale tra il Presidente ed il suo allenatore, amatissimo dai tifosi rosanero, cominciò a condizionare la stagione, soprattutto dopo le dimissioni nel novembre del 2010 di Walter Sabatini.
L’addio di Delio Rossi al Palermo si consumò la sera della finale di Coppa Italia il 29 maggio 2011. L’ex tecnico salutò piangendo i 40.000 palermitani presenti all’Olimpico, un giro di campo che rimarrà come suggello della fine di un’epoca.
«La partita che sicuramente mi è rimasta nel cuore - ha rievocato Delio Rossi - è la finale di Coppa Italia. Siamo arrivati con qualche problema di infortunati e di squalificati e questo è un rammarico, perché ce la siamo giocata, ma non al meglio delle nostre possibilità e soprattutto è stato un grande dispiacere perché quello stadio mezzo rosanero è stata una delle cose più belle che ho visto nella mia vita. Un colpo d’occhio incredibile e ci sono rimasto davvero male per la gente, per tutti i palermitani che ci avevano seguiti, mi avrebbe fatto piacere regalargli qualcosa di tangibile sapendo che era l’ultima partita che facevo con il Palermo.
Pur avendo una formazione rimaneggiata, giocarono i calciatori che non avevano mai giocato e le due occasione che ha avuto Pastore potevano essere sfruttati in maniera diversa.
Volevo regalare qualcosa di importante ai tifosi rosanero, sapevo che erano arrivati non solo da Palermo, ma da tutta Europa e paradossalmente quella fu la giornata più bella ma anche la più brutta, fu tanta l’amarezza.
Non pensavo che nel giro di pochi anni sarebbero cambiate le cose, in quel periodo noi lottavamo per la Champions e oggi vedere il Palermo in questa situazione fa male.
La fortuna di quel Palermo non erano le stelle, Cavani, Pastore, Hernandez, ma lo zoccolo duro, formato da Nocerino, Liverani, Balzaretti, Cassani, erano loro che permettevano a questi ragazzi talentuosi, che venivano da altro calcio, di inserirsi e di fare le fortune della società. Questo gruppo è stato importante soprattutto dal punto di vista morale più che tecnico, dal momento che poi sono venuti meno questi giocatori, il Palermo ha cominciato ad avere problemi.
So come i tifosi sono attaccati alla squadra, conosco il loro senso di appartenenza, ma lo dissi quando andai via, gli allenatori passano, i giocatori passano, i presidenti passano, però i colori rimangono, soprattutto i veri tifosi si vedono nei momenti particolari, nei momenti come questi. È facile essere tifosi quando le cose vanno bene, il vero tifoso si vede nei momenti di difficoltà, come le persone del resto.
Il bello del calcio è che molte volte si fanno degli scivoloni, ma ci si può rialzare, secondo me solo chi non è caduto da cavallo non può più risalire.»
Redazione