Cruijff, Betendorp: finestre in frantumi

Cruijff, Betendorp: finestre in frantumi

In Concrete Jungle del '73, Bob Marley annunciava che la vita doveva essere celebrata altrove e non in un "ghetto di cemento". Da Trench Town in Giamaica a Betendorp, una periferia a est di Amsterdam, la frontiera che delimita un Nord ed un Sud in Occidente si dissolve a contatto con un angusto vissuto comune. Non lontani dallo stadio dell'Ajax, un fitto ammasso di case popolari riveste ogni spazio, etichetta i volti e ne archivia il destino; una sorte divenuta marginale a quel punto rispetto a quella dirigenziale della città. Tra quei contenitori di calcestruzzo un certo Cruijff , che fa saltare le finestre praticando lo sport più popolare al mondo, arguisce un universo celato, autentico e lo incalza insieme ad un tempo che ritrova in lui l'empatia perduta. Cruijff sarebbe presto divenuto il fautore di un calcio moderno, il finalizzatore di un modello culturale, di un paradigma tattico capace di dettare nuovi ritmi di gioco spezzando così gli automatismi che avevano caratterizzato la fase precedente.
Tra le espressioni più brillanti c'è quella con la nazionale olandese, all'epoca detta "Arancia Meccanica" con cui giocò la semifinale contro la Germania Ovest, il 7 Luglio del '74. In quella partita, l'attaccante si immolò verso l'aria di rigore tutto da solo ad appena un minuto di gioco, conquistando poi un penalty che segnò il vantaggio iniziale per i suoi. Un'azione passata alla storia.
Alla ricerca di mondi possibili al di là dell'impossibile che sfianca: tre Palloni d'oro (quando ancora il premio era di ridotte dimensioni e non ostentava solo il gusto dell'attrattiva), nove campionati olandese, un campionato spagnolo (con il Barcellona ha vinto una Coppa dei campioni) e altrettanti riconoscimenti a livello personale compresi quelli da allenatore. Nonostante venisse definito spesso come il miglior giocatore dopo Pelè, l'olandese nel corso delle interviste cercava sempre di demitizzarsi, dando i meriti ai compagni che ricordava giocare come fosse stato ieri. E in suo ricordo adesso, quel passato di virtù e saggezza riscalda un presente calcistico piuttosto sterile di quei "fenomeni".