E mentre si parla di CR7, la Serie A gusta i suoi piccoli talenti

E mentre si parla di CR7, la Serie A gusta i suoi piccoli talenti

E mentre il titolo in borsa della Juventus continua a salire vertiginosamente ancora prima dell’arrivo del campione portoghese, qualora l'acquisto dell'assolo madridista dovesse concretizzarsi, l’Italia, nel frattempo, ha ammirato, e continua a farlo, i suoi piccoli gioielli al mondiale.

 

In controtendenza alle divulgazioni mediatiche un po' troppo omogenee nell’espressione di un sedicente pensiero universale, la serie A non è vero che si annulla nella visibilità degli altri campionati, ma anzi gioca un ruolo da protagonista in una delle competizioni calcistiche più importanti. Diciannove sono in tutto, infatti, i giocatori che militano nel campionato del bel Paese e che si sono giocati il passaggio alla semifinale. Per i molti è vero, la deadline è arrivata attraverso cocenti eliminazioni, da Badejl a Laxalt, passando per Douglas Costa, ma è pur vero che le nazionali impegnate nella kermesse internazionale devono in effetti dare merito anche a loro per l'accesso ai quarti - nell’atto di sopravvivenza ad un torneo così logorante. A parte Neymar, la stella "caduca", ad esempio, l'ala della Juve si è mostrata indispensabile per il gioco del Brasile contro la Costa Rica nell’ultima partita del girone: a partita in corso Tite lo ha schierato in campo al posto di uno spento William e Costa ha dato sfoggio delle proprie virtù da clerico vagante sbloccando un match inchiodato su un pareggio a reti bianche. Lo stesso nel match contro il Belgio: l'ingresso dello juventino nella seconda frazione di gioco ha conferito dinamicità ad un gioco abulico da parte del Brasile.

 

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Lo stesso si direbbe per Badejl della Fiorentina, entrato nel secondo tempo contro l’Islanda e risultato determinante per la sorte di una Croazia che adesso accede dopo venti anni ad una semifinale. Veramente lo era stato già per il passaggio agli ottavi.

Alla successiva rete ha posto il veto poi un certo interista come Perisic. Non è un caso che una delle possibili nazionali accreditate per la vittoria, nonostante la fatica patita contro Danimarca e Russia, sia propria quella dell’Est Europa con ben sei giocatori del nostro campionato e in cui emerge nella nomenclatura un certo Mandzukic. Non bisogna dimenticare che prima dell'arrivo dell'attaccante ex Bayern Monaco a Torino, aleggiava un certo scetticismo, viste le potenzialità tecniche del croato. Ma alla fine è arrivato in Italia.

 

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Anche se la Polonia ha firmato un contratto di breve termine per la competizione ed è uscita anzitempo, può vantare giocatori che militano in A e che possiedono doti non indifferenti. Dalle parti di Varsavia è mancata piuttosto un'idea di gruppo che invece pervade l'organico della Francia di Matuidi, approdata in semifinale.

 

Da Lichtsteiner a Dzemaili, la Svizzera ne portava un numero più cospicuo, ma anche questa si è fermata dinnanzi all’avanzata della Svezia di Hiljemark che però ha dovuto cedere a sua maestà Inghilterra. Chissà se il genoano ha dato qualche suggerimento a quel Forsberg che piace tanto a Di Francesco e alla Roma. Ma al momento in casa giallorossa i pensieri sono altri: uno su tutti sfoltire una rosa di circa quaranta giocatori. Uno che forse non ne farà parte perché già proiettato ad altri club è Allison, il più deluso tra coloro che hanno partecipato al Mondiale. L'estremo difensore del Brasile, l'unico che vanta forse degli alibi, sa usare tanto bene quei piedi da rimandare al ricordo di Neuer. Ma entrambi a differenza del mito Rogerio Ceni, non sanno tirare le punizioni, si limitano bensì ai dribbling e che non è da poco visto l'ausilio ulteriore ad una linea difensiva professionalizzata.

 

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In sintesi, non serve andare tanto lontano per vedere crescere talenti nel nostro campionato, che si tratti di medie o piccole squadre. Ed in termini di anagrafici, peraltro, la maggior parte di questi non hanno ancora trent’anni, alcuni sono pure giovanissimi e pronti a stupire ancora. Peccato che l’Italia quest’ultimo target se lo lascia però sempre scappare. In effetti il problema di fondo sta proprio nella differenza che sussiste con la Premier ad esempio, dove lo scotto da pagare nell’exploit dei giocatori in serie A è il fatto di vederli migrare nel campionato inglese o spagnolo. Non accade mai il contrario. O meglio. Succedeva ai tempi di Maradona e poi Ronaldo il fenomeno. Inversamente, oggi c’è un altro omonimo nel cognome che è Cristiano o il brand CR7, che però arriverebbe in Italia a 33 anni. Difficilmente è da ipotizzare che il campione del Real Madrid sarebbe venuto alla Juve subito dopo l’esperienza al Manchester United, e non solo per un problema di carattere economico. Oggi, infatti, c’è anche la questione relativa all’immagine da curare e rendere nota al grande pubblico; ed è in questo attimo di felicità che le quotazioni in borsa di un club salgono alle stelle. "Business" si diceva un tempo ed è ancora un anglicismo attuale.