Coronavirus, Viminale chiede più controlli su attività riaperte
Il nuovo DPCM ha fatto riaprire alcune attività. Altre, invece, restano ancora chiuse, almeno così sembra.
Secondo un’analisi dell’Istat, molte attività non hanno mai smesso di lavorare nonostante le restrizioni dovute al Coronavirus (in pieno lockdown, la metà dei lavoratori italiani è comunque andata a lavorare, il 55,7%). Proprio per questo il capo di gabinetto, Matteo Piantedosi, attraverso una circolare diramata ai Prefetti, ha chiesto di aumentare i controlli in quelle attività che hanno riaperto e stabilire, eventualmente, quelle che non hanno mai chiuso nonostante figurassero tra le attività che dovevano essere sospese.
Stando alla circolare, «Le aziende dovranno comunicare alla prefettura che intendono continuare a lavorare perché fanno parte della cosiddetta filiera di quelle autorizzate preventivamente dal governo (e che non devono inviare nessun tipo di documento) inserite nell’elenco Ateco. Ma allo stesso tempo i controlli accelerano. Scrive infatti Piantedosi: “È stato rilevato un notevole divario tra il dato delle comunicazioni trasmesse alle Prefetture e quello delle relative attività istruttorie intraprese, che tuttavia – come noto – non debbono necessariamente concludersi con un provvedimento espresso, che invece si impone, nella forma della sospensione prefettizia soltanto qualora le risultanze istruttorie abbiano fatto emergere l’insussistenza dei presupposti legittimanti”».
Il numero di verifiche risulta essere troppo basso, per questo il Viminale spinge i Prefetti ad accelerare, eventualmente coinvolgendo anche la Guardia di Finanza.
«Il ministero dell’Interno –scrive Open- avrà d’ora in avanti il potere di sospendere le autorizzazioni alle aziende che siano fuori norma, semplicemente comunicandolo ai presidenti di Regione».
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