Cinque mosse tattiche: così Pergolizzi ha battuto gli scettici
Tornare alla vittoria fa sempre bene, soprattutto se dopo la scorpacciata di vittorie di inizio campionato, sono arrivate nell’ordine una sconfitta e un pareggio. Ieri Pergolizzi ha vinto con cinque mosse tattiche dettate sia dalla necessità di dare una scossa alla squadra, sia per tamponare le varie assenze tra squalifiche e infortuni.
1. Senza Ricciardo. Pronti-via e il Palermo perde il suo bomber per una sindrome influenzale. “Era stato male nei giorni precedenti e poi ha vomitato nel riscaldamento. Lo ringrazio lo stesso per aver giocato più di 20 minuti nel finale”, ha raccontato Pergolizzi alla fine della gara. Il tecnico senza il suo mentore in attacco decide di inserire all’ultimo minuto Kraja al posto di Ricciardo lasciando intatto l’assetto tattico e mettendo l’albanese nell’insolito ruolo di punta. Ma Kraja non è Ricciardo e il peso lì davanti non è lo stesso. Lo dimostra il fatto che non riesce ad accentrarsi. Dopo un quarto d’ora Kraja passa ad essere la mezzala destra e Ambro trequartista alle spalle di Felici e Santana.
2. L’inversione delle mezzali. Per ovviare il problema di essere troppo leggeri lì davanti senza i due attaccanti di ruolo: Sforzini e Ricciardo. Poco dopo la mezzora Pergolizzi decide di mettere Martinelli come trequartista e Ambro mezzala sinistra. Una rotazione che frutta maggiore spazio proprio a Kraja. Dai suoi piedi parte l’azione più pericolosa. Dal limite dell’area fa partire un destro che si stampa sulla traversa. Il gol arriverà solo nel secondo tempo da una bordata di Felici appena poco fuori l’area, ma se Felici tira è anche grazie alla libertà che hanno le mezzali di aprire gli spazi necessari agli attaccanti
3. Il modulo nuovo. Al 26esimo del secondo tempo Santana esce per Ricciardo. Felici e Ambro diventano i due trequartisti alle spalle del bomber messinese. Così Pergolizzi decide di giocare con un insolito 4-1-2-2-1.
4. Il ruolo di Accardi. Sembrerà una mossa dettata dalla necessità, sembrerà un’ovvietà ma mettere Accardi nel suo ruolo naturale, centrale di difesa permette allo stesso ragazzo di trovare serenità e concentrazione e dà la possibilità a Peretti di giocare con maggiore lucidità.
5. Martin, la chiave di tutto. La chiave della vittoria però è tutta nel ruolo di Martin, provato e riprovato in settimana in un ruolo insolito. Diventa il vertice basso di un ipotetico rombo di centrocampo a protezione della difesa. Arretrato di 15 metri Martin ha avuto maggiore spazio di manovra.
Redazione