Cesidio Oddi: «Oggi a Palermo vengono molti mercenari»

L'intervista all'ex portiere rosanero che giocò in Sicilia nei primi anni Ottanta

Cesidio Oddi: «Oggi a Palermo vengono molti mercenari»

A Palermo i dualismi fra i portieri non sono stati mai una novità

Anche nelle ormai lontane stagioni 1980-81 e 1981-82 furono ben tre i portieri titolari che si alternarono fra i pali rosanero: da Cesidio Oddi a Lorenzo Frison e da Graziano Piagnerelli, partito titolare nel campionato successivo, nuovamente a Cesidio Oddi. Scelte non tecniche, ma consequenziali ad una serie di infortuni, anche piuttosto gravi, che colpirono due dei tre portieri del Palermo, come confermato alla nostra redazione dall’ex portiere rosanero Cesidio Oddi:

«Arrivato a Palermo – ha ricordato Oddi - sono partito subito titolare e dietro di me c’era Frison. Poi mi sono rotto la gamba e la stagione successiva non essendo ancora pronto la società acquistò Piagnarelli. Avevo ricominciato pian piano, perché avevo avuto dei problemi nel recupero, ma dovetti subentrare a Piagnarelli già nel girone d’andata, perché anche lui nel frattempo si era infortunato».

 

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Cesidio Oddi attualmente si trova a Bengasi. Insieme al suo ex compagno di squadra Gianpaolo Montesano fa parte dello staff del settore giovanile dell'Al-Ahly Bengazi, club della Serie A libica.
Ai suoi ragazzi insegna che il ruolo del portiere non è come gli altri e che portieri non si diventa, ma ci si nasce:

«Il portiere secondo me è metà squadra: questo viene poco considerato, nel senso che alla fine è lui che può decidere una partita, nel bene e nel male, non tanto l’attaccante o il centrocampista, perché quello che conta nel calcio è gonfiare la rete e a difendere la rete c’è un portiere, uno soltanto. Un portiere giovane acquista la sua forza solo giocando, non è che negli allenamenti e nel guardare l’altro si può imparare qualcosa, l’esperienza si acquisisce in campo. Un giovane valido che deve crescere lo si manda in una società più tranquilla, dove non ci sono pressioni. In ogni caso, quello che conta è andare in campo e rendere, dare un qualcosa alla propria squadra. Per come la vedo io un portiere si brucia solo restando in panchina».

 

Le pressioni della piazza spesso influenzano le prestazioni di un giocatore, in particolar modo per un portiere ancora molto giovane possono incidere negativamente sotto il profilo psicologico:

«Soffrivo molto la pressione, è difficile non sentirla quando si va in campo, per me è stato più un handicap che un vantaggio. Non conosco Posavec e quindi non so se ha un carattere simile al mio e se anche lui ne abbia risentito. Da quel che so molti tifosi non erano contenti delle sue prestazioni.
La piazza di Palermo è particolare, ci sono più responsabilità. Io le sentivo e un po’ sinceramente mi hanno frenato. Ricordo sempre lo spettacolo della Favorita, so che oggi non è più così ed è un vero peccato. Quando ero a Palermo lo stadio era sempre pieno, adesso la gente si è un po’ stufata. Conosco bene Zamparini, l’ho avuto a Venezia e so che lui incide un po’ sulla squadra.
Ma oggi sono cambiati anche i tempi, prima eravamo tutti italiani, ora, mi spiace dirlo, a Palermo vengono molti mercenari. Allora il calcio era la nostra passione e la nostra vita, adesso si guarda di più l’aspetto economico».
 

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Per Cesidio Oddi, Palermo non è solo una delle tappe della sua carriera da calciatore, la città si lega anche in maniera indissolubile alla sua storia personale:

«Quello che per forza di cose mi porto nel cuore è la storia d’amore con la madre dei miei figli che non è palermitana, ma che ho conosciuto a Mondello, qui ho vissuto una parte importante della mia vita e anche se dopo mi sono separato, la storia comunque rimane e rimangono i miei figli. Per questo sono legato in maniera particolare a questa città. La mia ex moglie è di Copenaghen, era in vacanza a Mondello e ci siamo innamorati. Vengo spesso a Palermo, a settembre sono stato lì per una settimana, ma conto di ritornare presto».