Brignoli: «Palermo la mia Nazionale. Voglio andare in A»
In una lunga intervista al Corriere dello Sport, Alberto Brignoli si racconta. Il portiere del Palermo ha parlato dei suoi obiettivi e della sua vita, partendo dall'aspirazione della Nazionale:
«Anche se da casa Juve sono tornato in Serie B, all'azzurro ci tengo come chiunque faccia questo mestiere, mettendoci anima e corpo - racconta Brignoli - Ogni cosa a suo tempo, la mia Nazionale oggi è il Palermo. Voglio arrivare in A e giocare un'intera stagione tra le stelle. Il resto verrà da solo».
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Brignoli parla delle sue origini: «Non impazzivo per il calcio, non ne volevo sapere, andavo a scuola e all'oratorio in bici e tutto quello che si fa in un piccolo e tranquillo paese come San Paolo d'Argon per abitudine. Però per carattere vado controcorrente. La bici era la mia passione. Le foto di papà Pierangelo, portiere nelle giovanili della Cremonese e poi al Teramo mi affascinavano. Quando sei bambini non distingui le categorie, guardi colori, voli, magliette, immagini che ti restano in testa. Preferivo però Pantani al gol. Era il mio eroe, le accuse di doping lo distrussero, non mi sembrava giusto. Lo stesso giorno dissi basta, misi la bici in vendita e mi rifugiai nell'oratorio. Quando mi presentai e dissi 'Voglio iscrivermi' il signor Mario pensava 'Vuoi vedere che entra un altro attaccante?'. Mi chiese 'Che ruolo?' e risposi fiero 'portiere'. Mi presero subito, ero l'unico per quel ruolo. Così dopo una gavetta infinita arrivò la Ternana, Juve, Samb, Leganés, Perugia, Benevento, figlio sempre della Juventus».
TEDINO E STELLONE
«Parliamo di persone che danno la vita per il loro mestiere. Gli allenatori sono diversi. Con Stellone è scattato qualcosa nella nostra testa che ci fa dare di più. Il mio traguardo è con il Palermo in Serie A, ogni giorno me lo ripeto. Ho ancora dieci anni di carriera e non mi dispiacerebbe passarli qui. Io discontinuo? Il Brignoli di Coppa è diverso rispetto a quello visto con il Crotone, chiamiamolo percorso di crescita. Finalmente dopo tre anni ho una responsabilità addosso, la squadra crede in me. I miei punti forti? La personalità, il modo di stare in campo».
Redazione