Boss mafiosi scarcerati, in politica scattano le polemiche

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Dopo la scarcerazione e alla concessione dei domiciliari adl alcuni boss mafiosi per l'emergenza Coronavirus nel mondo politico italiano scattano le polemiche. Maggioranza e opposizione chiedono infatti chiarimenti in merito alla scarcerazione nove mesi prima della fine delle pena del boss 78enne palermitano Francesco Bonura, malato di cancro e ritenuto a rischio contagio, nonché della concessione degli arresti domiciliari a Pino Sansone e Santo Porpora, quest'ultimo per le "condizioni inumane" nelle quali viveva in carcere. 

 

Le prime polemiche arrivano, come si legge su Gds.it, dalla Lega con le dichiarazioni del segretario regionale Stefano Candiani e il capogruppo al consiglio comunale di Palermo Igor Gelarda:  "Il pericolo che vengano scarcerati boss mafiosi a causa dell'emergenza del covid-19 è qualcosa di inconcepibile. È qualcosa che va a colpire al cuore la dignità dei siciliani e dei palermitani in particolare. Una terra - polemizzano i due - che non solo ha pagato un altissimo tributo di sangue a causa della criminalità organizzata, in termini di vittime innocenti ma ne ha anche subito una lesione di immagine incalcolabile. Una decisione che fa torto a quei milioni i siciliani che sono sempre state persone perbene e hanno contribuito, con il loro lavoro e con le loro intelligenze, a rendere grande questa nazione. Senza considerare - concludono - che queste scarcerazioni costituiscono un affronto nei confronti di quei magistrati e quegli uomini e donne in divisa che hanno pagato con il proprio sangue la lotta alla mafia".

 

Al coro delle polemiche si unisce anche il Partito Democratico con il deputato e responsabile Giustizia Pd Walter Verini con il senatore e capogruppo Pd in Commissione Antimafia Franco Mirabelli"I provvedimenti di scarcerazione per motivi di salute di qualche detenuto per gravissimi reati di mafia, decisi dalla magistratura di sorveglianza, generano giusta preoccupazione e amarezza, soprattutto tra le vittime delle mafie. Per questo occorre fare subito chiarezza. Chiediamo una immediata convocazione della Commissione Antimafia. Chiediamo che siano verificate le ragioni dei provvedimenti, la effettiva incompatibilità delle condizioni di salute con la situazione carceraria, i rischi sanitari per altri detenuti e per la polizia penitenziaria. Occorre rispondere subito a questi interrogativi su questi provvedimenti, che appaiono in contrasto con la sostanza e lo spirito del 41 bis. Lo Stato non deve né può arretrare di un centimetro nel contrasto alle mafie. E occorre respingere le sciacallesche speculazioni di esponenti politici come Salvini - attaccano infine -, che mettono sullo stesso piano i giusti provvedimenti contro il sovraffollamento carcerario (che escludono ovviamente i reati di mafia e i reati di grave allarme sociale) con singole decisioni della magistratura di sorveglianza, estranee ai contenuti dei provvedimenti legati alla drammatica emergenza carceraria".

 

A replicare alle polemiche ci pensa il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che tramite Facebook respinge ogni collegamento fra le scarcerazioni e il decreto Cura Italia: "Sostenere che alcuni esponenti mafiosi sono stati scarcerati per il decreto legge 'Cura Italia' non solo è falso, è pericoloso e irresponsabile. Si tratta infatti di decisioni assunte dai giudici nella loro piena autonomia che in alcun modo possono essere attribuite all'esecutivo. Ritengo particolarmente grave la diffusione di notizie false. Se poi si parla di una materia così delicata come la lotta alla mafia, si tratta di "inaccettabile sciacallaggio".


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