Di Peppe Musso
C'è sempre bisogno di eroi, anche nel calcio: il Palermo quest'anno ne ha trovati due.
Matteo Brunori ed Edoardo Soleri, così diversi, così simili nell'unica cosa che conta per un attaccante: gonfiare la rete. Il primo non è più un ragazzino, è arrivato in Sicilia con una storia già scritta di piccoli successi personali ma anche di tante cadute, come le stagioni in ombra in B. Mister Filippi lo definì "il più forte attaccante della categoria", a distanza di qualche mese sembra che l'ex tecnico rosanero non ha poi mancato di tanto il bersaglio. Brunori ha già siglato 16 goal (con un solo rigore), tutti di pregevole fattura, portando in dote al Palermo la maggior parte dei punti che ha. Ha anche scritto il record del numero di partite consecutive in cui è andato a segno un calciatore con la maglia rosanero, è entrato nella nostra storia, e sicuramente Baldini e compagni si aggrappano a lui per concludere il campionato al meglio possibile.
E poi c'è Soleri. Soleri è arrivato a riflettori spenti, con le referenze di un giovane promettente mai sbocciato, con un grande percorso nella primavera della Roma e poco altro. Nei rosanero si è ritagliato un ruolo mai abbastanza sottolineato: lo "spaccapartite", quello che entra dalla panchina e da quel brio alla manovra, la fiammata finale per vincerla. I suoi 7 gol non sono un caso: il ragazzo la porta la vede, ma ciò che è più importante è che quando Soleri entra apre in due le difese avversarie con tagli continui e fughe inarrestabili palla al piede, anteponendo il bene della squadra alla gloria personale. Sicuramente il numero 27 vorrebbe anche avere più chances da titolare, ma è un'arma letale a gara in corso, completamente votato al "bene superiore", e sia Baldini che Filippi lo hanno capito subito.
Batman e Robin dunque: i due supereroi dell'attacco rosanero, diversi ma simili. Non quello che ci meritiamo ma ciò di cui abbiamo bisogno.