Al Palermo letteralmente buon Natale
È il classico set da bagno che speri di non ricevere per l'ennesima volta e invece eccolo.
Ringrazi imbarazzato, fintamente sorridente, e lo metti via, insieme agli altri.
Nella più classica e scontata delle metafore – anche l'inventiva di questi tempi fa la prestazione ma non il risultato – bei regali sotto l'albero rosanero non ce ne stanno.
È un Natale gramo persino per i pessimisti. Il primo pensiero va a loro: a quegli ingenui, sognatori dimezzati, illusi a tratti – eccoci, presenti! – che quattro mesi fa, come amici al bar, se le davano verbalmente in un botta e risposta al ribasso: “Primo impossibile, secondo non lo so, terzo sicuro”, “Più probabile quarto”, “Hanno detto che l'obiettivo è migliorarsi: firmo per il quinto posto”.
E invece.
La stella sopra l'albero resta spenta, il puntale storto. Le palle cadono.
Come ogni fine anno, arriva puntuale il tempo dei bilanci e, soprattutto, quello dei buoni auspici. Inversamente proporzionali: più il bilancio è negativo, più l'auspicio mira in alto. Come un elastico di ambizioni che rifiutano categoricamente di essere scambiate per velleità.
Ma sono in realtà chimere. Dal momento che più di qualcosa nei buoni propositi – quelli di un anno fa – è andato storto.
Così ci ritroviamo a fissare questo presepe vivente fatto di spiegazioni, cause, responsabili, errori spesso evidenti e ripetuti, casi senza soluzione, contestazioni.
Senza una stella cometa che spinga il naso all'insù regalandoci una direzione.
Ebbene, dalla privilegiata posizione di osservatori, al Palermo del CFG – dai vertici fino all'ultimo dei raccattapalle – non ci resta che augurare letteralmente buon Natale: una nascita sportiva che ancora tarda ad arrivare.
Manuel Mannino