Zauli: «Con Zamparini gli anni migliori del Palermo»
Lamberto Zauli, ex fantasista rosanero dal 2002 al 2005, ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni della situazione societaria e tecnica del Palermo.
Lamberto Zauli è stato uno dei protagonisti della prima virtuosa fase dell’era Zamparini. In rosanero dal 2002 al 2005, Zauli ha giocato tre stagioni da protagonista, ricoprendo un ruolo fondamentale nel raggiungimento dei traguardi di quel Palermo, ovvero la promozione del 2003/2004 e la qualificazione in Coppa UEFA nella stagione successiva. Le sue giocate hanno entusiasmato il tifo palermitano: prodezze come il cucchiaio a Manitta nella gara vinta per 4-0 contro il Napoli l’anno della promozione e la rete in demi-volèe contro la Lazio allo stadio “Olimpico” sono ancora vivide e impresse nell’immaginario collettivo rosanero.
Dopo quindici anni ed un’ultima fase caratterizzata da un rapporto tumultuoso tra una parte consistente della piazza e la squadra, l’era Zamparini sta per volgere al termine. Che giudizio dà, lei che ha vissuto la primissima parte di questo ciclo della gestione Zamparini?
«Gli ultimi anni sono sempre quelli che la gente si ricorda di più e questi ultimi anni sono stati gli anni più travagliati del quindicennio di Zamparini, ma penso che la sua presidenza sia stata fantastica per i tifosi del Palermo. Ha riportato il grande calcio a Palermo, ha ingaggiato grandissimi giocatori che oggi giocano con le migliori squadre in coppe importanti. La piazza ha dunque vissuto un momento strepitoso».
Lei ha vestito il rosanero tra il 2002 e il 2005 per tre stagioni, in cui è stato tra i giocatori più rappresentativi e decisivi della squadra. Che ricordo ha della sua esperienza a Palermo?
«L’inizio del percorso fu il primo anno di Zamparini, ci furono tanti problemi, a livello personale il mio grave infortunio che mi tenne fuori dal campo per quattro cinque-mesi più altri guai muscolari. Riuscimmo ugualmente ad arrivare a quello spareggio contro il Lecce, che era più attrezzato di noi. Perdere quella gara fu in un certo senso salutare perché comunque contribuì alla creazione delle condizioni che consentirono la nascita del gruppo che salì in Serie A e che in gran parte l’anno dopo conquistò la qualificazione in Coppa UEFA. Quello fu il momento in cui il Palermo tornò in alto e fu un momento di gioia e di euforia che ricordo con grande affetto».
Dopo tutto questo tempo riesce a immaginare un Palermo senza Zamparini?
«Le cose si sa che cambiano, cosa succederà dopo importa il giusto, gli anni del presidente saranno ricordati comunque come i migliori. Noi che siamo affezionati ai colori rosanero ci auguriamo che il presidente faccia il suo ultimo grande acquisto, vendendo la società a qualcuno che possa garantire al Palermo di competere ad alti livelli. Non va mai dimenticato ciò che è riuscito a fare Zamparini da presidente del Palermo, i risultati che ha ottenuto, i giocatori che ha trovato, i traguardi raggiunti: questi vanno sempre sottolineati».
Zamparini è stato il suo presidente per 3 anni: che rapporto aveva con lui?
«Lui difendeva i suoi giocatori alla grande, ci ha fatto sentire importanti, non ci ha fatto mancare niente. Questo è stato il grande lavoro fatto dal presidente Zamparini, lo dico oggi come l’ho detto sempre. Con gli allenatori il discorso è stato diverso, ma anche lì comunque ci ha visto spesso lungo. Lo ricordo con grande affetto».
Dalle questioni societarie passiamo al campo. Il Palermo sta vivendo una stagione tribolata e in questo momento è in piena zona retrocessione a sette lunghezze dall’Empoli, ultima delle squadre salve. Cosa pensa Lamberto Zauli di questo Palermo?
«Avrei dovuto vedere qualche partita in più per dare un giudizio tecnico approfondito. Io comunque credo che sfortuna e fortuna esistano in una partita e non in un’annata. Questa squadra durante la stagione ha perso gradualmente fiducia e autostima, ritrovandosi a perdere punti pesanti e con la classifica che ha. Sicuramente pesa troppo il rendimento casalingo, troppe partite perse che una squadra che deve salvarsi non può permettersi. Quando si gioca per la salvezza è importante sfruttare ogni possibilità che ci si ritrova davanti: senza fare ciò tutto diventa veramente difficile».
Crede che per questo Palermo la salvezza sia ancora possibile?
«Se avesse vinto con la Sampdoria il Palermo avrebbe messo molta pressione all’Empoli. Sette punti non sono tantissimi ma il Palermo non deve pensare tanto all’Empoli quanto a se stesso: non si può più sbagliare. Io ho visto il Palermo crederci in queste ultime partite, deve dunque continuare con questa mentalità. Se l’Empoli dovesse fare qualche passo indietro sarebbe certamente una cosa buona, ma il Palermo deve guardare principalmente al suo e fare la sua corsa».
In chiusura le chiediamo un parere sulla gara di domenica tra Torino e Palermo. Che partita si aspetta?
«Io penso che oggi siano tutte partite difficili, la classifica dice questo. Il campo può comunque rivelare altri pronostici. Il Torino è una squadra di grande qualità, ha giocatori offensivi importanti, ma spesso e volentieri esce mentalmente dalla gara. I granata sono reduci dalla rimonta contro la Fiorentina, il Palermo dalla rimonta subita contro la Sampdoria: i due stati d’animo sono differenti. Il Palermo deve sognare e pensare che una vittoria fuori casa può dare entusiasmo per il rush finale. Deve giocare con quel coraggio per inseguire una salvezza che avrebbe dell’incredibile».
Redazione