Procura contro Zamparini: e adesso?

Procura contro Zamparini: e adesso?

Una battaglia senza fine quella tra Maurizio Zamparini e la Procura di Palermo.

 

Una storia che ha avuto inizio con le perquisizioni del luglio 2017 e l’istanza di fallimento, poi respinta, chiesta dalla Procura.

 


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Nella giornata di ieri, il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso presentato dalla Procura che chiedeva gli arresti domiciliari nei confronti di Maurizio Zamparini.

 

Richiesta accordata e dunque sì all’arresto. Tuttavia, come riporta l’edizione odierna del Giornale di Sicilia, gli arresti domiciliari non saranno subito convalidati e anzi potrebbero proprio non arrivare.

 

Come si è arrivati a questa decisione?

Secondo il quotidiano, i giudici hanno rinvenuto indizi gravi ed esigenze cautelari per tre falsi in bilancio negli anni 2014, 2015 e 2016 e le due comunicazioni inesatte alla Covisoc al fine di ottenere l’iscrizione ai campionati di Serie A 2015/16 e 2016/17, ma anche allo scorso campionato di Serie B. Una di queste comunicazioni alla Covisoc era stata condivisa con l’allora presidente Giovanni Giammarva.

 

I falsi in bilancio fanno riferimento alla questione Mepal-Alyssa e alle plusvalenze generate dalla cessione del marchio ad altre società tutte riconducibili alla famiglia Zamparini (come nel caso di Alyssa) o ai suoi collaboratori. In sintesi, secondo l'accusa Zamparini avrebbe venduto e comprato da se stesso, ottenendo così quel denaro che ha tenuto a galla il Palermo, quantomeno sulle carte che ne hanno certificato la solidità finanziaria nelle stagioni di riferimento.

 

Questo dunque il motivo che ha portato i giudici ad accogliere la richiesta degli arresti domiciliari nei confronti del patron.

I giudici ritengono che la cessione del marchio abbia inquinato ed inquini i conti del Palermo e per questo la Procura chiede di interrompere questa spirale, soprattutto perché Maurizio Zamparini non ricopre più cariche in società ma è di fatto il proprietario del Palermo.

 

La decisione del collegio, presieduto da Antonella Pappalardo, non contiene ancora le motivazioni: saranno depositate entro 45 giorni.

Il provvedimento cautelare (gli arresti domiciliari) non sarà esecutivo fino al pronunciamento della Cassazione, chiamata a valutare il ricorso presentato dai legali del patron rosanero.