Il Palermo di Zamparini - L'Europa rosanero
→ PARTE UNO: L'INIZIO DI TUTTO
PARTE DUE: L'EUROPA E L'ESODO DELL' "OLIMPICO"
Trent’anni dopo, di nuovo nel calcio che conta. La città esplode in festeggiamenti, ricoperta di volantini e drappeggi che ancora oggi, a distanza di più di dieci anni, si possono notare nei mercati e nelle zone più nascoste del centro storico. L’ondata di entusiasmo provocata dalle gesta della compagine di Guidolin è travolgente, e le grandi occasioni necessitano il look giusto.
I primi anni dell’era Zamparini, con il ds Rino Foschi al suo fianco e il tecnico ex Udinese al timone, erano caratterizzati dal “se lo voglio lo prendo”: nel capoluogo arrivano, fra i tanti, Barzagli, Zaccardo, Barone, Mutarelli, Bresciano, Fàbio Simplicio, Cassani, Fontana, Amauri e un ragazzetto dall’Uruguay, alto, magro magro, capello lungo, scognito ai più, tale Edinson Cavani. Ma di lui parleremo più avanti.
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Se già non fosse bastato per entrare nel cuore dei tifosi ritornare nella massima serie dopo un trentennio, quello che i ragazzi di Guidolin fanno nella stagione 2004-2005 ha dell’incredibile. Inizio di campionato da capolista, successi con squadre come Juventus, Roma e Lazio per 53 punti totali che valgono lo storico accesso alla Coppa Uefa.
Dopo la A, quindi, anche l’Europa. Per tre anni consecutivi. Nel capoluogo arrivano Lokomotiv Mosca, Slavia Praga, Schalke 04. E poi la vittoria in casa contro il West Ham di Tévez e Mascherano, Celta Vigo, Fenerbahce, Eintracht Francoforte, Newcastle. Squadre probabilmente neanche mai sognate calcano il prato del “Renzo Barbera”, e i tifosi riempiono lo stadio e acclamano il presidente Zamparini per aver dato loro qualcosa di impensabile, anche per i più fantasiosi.
Chiuso il capitolo Guidolin a Palermo arriva l’uomo dei record, il capitano che prende il posto del “Genio” Corini diventando il primo marcatore della storia del club: Fabrizio Miccoli. E lascia anche Rino Foschi, sostituito da Walter Sabatini che nel suo primo anno porta in Sicilia gente come Nocerino, Hernandez, Kjaer e Liverani.
Poi la stagione 2008-2009. Zamparini sceglie Walter Zenga come allenatore e Sabatini, fra i tanti, prende un ragazzo dall’Huracan per poco meno di 5 milioni: Javier Pastore. Zenga dura poco, la squadra non convince e il presidente chiama al suo posto uno degli allenatori, insieme a Guidolin, più amati della storia rosanero: Delio Rossi.
Sirigu; Cassani, Kjaer, Bovo, Balzaretti; Nocerino, Liverani, Migliaccio; Pastore; Cavani, Miccoli.
La squadra della “quasi” Champions League. Neanche una sconfitta in casa, una squadra di una forza indescrivibile che faceva paura anche, o meglio soprattutto, alle grandi. E Pastore, per molti il giocatore più talentuoso mai sbarcato a Palermo, che incantava il "Barbera", teatro delle sue gesta insieme al capitano e quel ragazzetto secco secco, Cavani, che già mostrava le stimmate del campione che sarà.
Quinto posto finale, niente Champions ma è di nuovo Europa, con l’arrivo in Sicilia di Sparta Praga e CSKA Mosca. Ma è soprattutto l’anno dell’esodo a Roma.
29 maggio 2011: in 40.000 occupano prima piazza di Spagna e poi lo stadio “Olimpico”, perché il Palermo è in finale di Coppa Italia. I rosa perderanno quella finale contro l’Inter schiacciasassi del periodo Triplete, ma le emozioni raggiunte per quel traguardo quasi sfiorato non si possono descrivere con le parole. Nessun articolo sarebbe sufficiente.
Zamparini viene eletto cittadino onorario di Palermo, è per tutti il più grande presidente della storia rosanero. Ma, come le montagne russe, ciò che va su deve prima o poi, inesorabilmente, ritornare giù.
E chi l’avrebbe mai detto che il punto più alto della squadra rosa sarebbe coinciso con l’inizio del lento ed inesorabile declino.
Redazione