York Capital e il Palermo. Parla Vulpis

York Capital e il Palermo. Parla Vulpis

York Capital è sempre più vicina all'accordo per l'acquisizione del Palermo Calcio.

Per analizzare la situazione sul fronte societario, fare chiarezza sul fondo interessato alla società di Viale del Fante abbiamo raggiunto telefonicamente il direttore di Sporteconomy Marcel Vulpis.

Ringraziandolo per la sua disponibilità, competenza e collaborazione riportiamo quanto emerso.

 

Iniziamo dalla York Capital.

È difficile dare un giudizio.

I fondi nascono, si sviluppano ed eventualmente muoiono proporzionalmente agli investimenti che vengono posti in essere all’interno di essi.

Ovviamente, se all’interno della società York ci sono le cifre per avviare l’operazione, in una prima fase la York Capital potrebbe avere la liquidità adeguata.

Ma siccome si parla di un ripianamento dei debiti per circa 47 milioni di euro, sarebbe opportuno capire in quanto tempo tale ripianamento sarà effettuato e se la York Capital ha la liquidità e la forza economica per

sostenere un impegno finanziario non indifferente.

 

E ancora.

Sarebbe interessante che in tempi breve ci fosse una conferenza stampa. Non si capisce perché in queste situazioni non viene mai celebrata in nome della privacy. Ma nel momento in cui il nome York Capital è uscito alla

ribalta, i soci dovrebbero dare contezza e dire quanto hanno intenzione di investire nel progetto Palermo. Non basta avere la forza economica ma serve la volontà di investire certe cifre su un progetto.

 

Alcune perplessità.

Sinceramente non ho compreso quale sarebbe il punto di pareggio e l’arco temporale in cui ciò dovrebbe avvenire.

La York Capital dovrebbe chiarire due punti: quanto sarebbe disposta a investire e per quanto tempo. Ma soprattutto il segmento di tempo entro il quale intenderebbe recuperare la cifra che investirà per rilevare il club (47

milioni di debiti più i 4 milioni di euro per la gestione fino a fine stagione).

Mi sembra strano come degli imprenditori oculati che abbiano delle liquidità così importanti decidano di porre in essere un investimento il cui punto di pareggio, attualmente, non sembra essere all’orizzonte.

Lo sviluppo temporale di un investimento è rilevante: un conto è recuperare il gap dopo un anno, un altro discorso sarebbe recuperarlo dopo cinque anni.

 

Sulla situazione economica del Palermo.

Nel mondo reale - non quello del calcio - una società che abbia un indebitamento di tale portata non credo sarebbe ancora operante. Però le società calcistiche sono atipiche e viene dato loro una maggiore flessibilità.

Se la York Capital ha l’intenzione di fare un’operazione del genere - caricandosi un debito di tale portata - vuol dire che sono dei benefattori (sorride ndr).

Per questo sostengo l’importanza di una conferenza stampa chiarificatrice in cui si possano fugare i tanti dubbi.

Preciso: non sostengo che l’investimento di cui si parla non può verificarsi, ma certamente rimarrei stupito perché 47 milioni di passivo è qualcosa di esorbitante.

 

Sul progetto York Capital.

Non devono essere i giornalisti a dare fiducia al progetto, ma coloro che lo detengono dovrebbero far capire il valore del loro patrimonio e quanto avrebbero intenzione di investire.

È un’operazione più complicata di quello che raccontano altri colleghi.

Nel calcio italiano in dieci anni ci sono stati 143 fallimenti: ciò è sintomatico di come il sistema non crei profitti, quanto meno per tutti.

Più si scende di categoria e più i ricavi diminuiscono, quindi non è così semplice come sembra.

I quesiti sono tanti, le risposte altrettanto e mi auguro che York Capital ci aiuti a dipanare la matassa e a fare maggiore luce su un progetto certamente sfidante ma con un handicap forte.

 

In conclusione, questo silenzio in nome della privacy certamente non aiuta.

In teoria, in un paese normale - quando due società giungono a siglare un accordo preliminare di cessione - si dovrebbe comunicare qualcosa rendendo noto il progetto.

Ma l’Italia non è un paese normale.