«Colpa di Zamparini»: i Tuttolomondo respingono le accuse
“Non siamo stati noi a far fallire la società ma chi ci ha preceduti, Zamparini”: queste le parole di Salvatore e Walter Tuttolomondo, in carcere da mercoledì, per difendersi dalle accuse legate alla mancata iscrizione dell'US Città di Palermo.
In videoconferenza da Rieti di fronte al gip Lorenzo Jannelli, i proprietari di Arkus Network come si legge su Repubblica Palermo hanno negato di aver razziato i soldi rimasti nelle casse della vecchia società rosanero, precisando come la loro volontà fosse quella di rilanciare il Palermo grazie alla Serie A poi svanita con l'inchiesta a carico di Zamparini e la retrocessione: “Abbiamo portato - puntualizza Salvatore Tuttolomondo - piuttosto un milione e duecento mila euro. E speravamo che il passaggio in serie A avrebbe rilanciato la società. Nonostante la situazione abbiamo provato a proseguire l’opera di salvataggio".
Dichiarazioni che, tuttavia, non hanno affatto convinto il giudice con i due fratelli che al momento rimangono in carcere e con il loro legale Marco Franco che sempre stando al quotidiano locale annuncia ricordo al tribunale del riesame: “Riteniamo di potere chiarire la posizione dei signori Tuttolomondo, anche attraverso il deposito di nuova documentazione". Le accuse a carico dei Tuttolomondo, come affermato dalla Procura, sono legate al tentativo di "abbattere i debiti fiscali della società effettuando delle compensazioni con crediti tributari portati in dote da altre società del gruppo Arkus, crediti che si sono rivelati inesistenti”: "Sembrava tutto in ordine" la risposta di Salvatore Tuttolomondo di fronte al gip, tirando anche in causa un commercialista che gli avrebbe proposto di acquisire la società rosanero.
Un imbroglio, per la procura, anche la questione relativa alla fideiussione per l'iscrizione al campionato di Serie B, nella quale i Tuttolomondo continuano a ritenersi vittime di un imprenditore che è stato denunciato dai proprietari di Arkus per truffa.
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Redazione