Palermo e Taranto: Maniero, Glerean e colpi di «Fella»
Il calcio, come si sa, vive di incroci. Storie che si intrecciano, che si ripresentano ciclicamente a conferma di uno sport in continua evoluzione ma che, in fondo e forse anche per fortuna, non cambia mai.
Taranto-Palermo, prossima sfida di campionato di Serie C girone C, riflette proprio l’aspetto ossimorico del mondo del pallone, dove vengono accostati elementi apparentemente agli antipodi ma che alla fine si intersecano e finiscono per dire più di quando si possa immaginare.
La sfida del grande ex, Andrea Saraniti, che ritrova la compagine rosanero e la squadra della sua città nel match arbitrato da Marco Ricci, direttore di gara di Juve Stabia-Palermo nel quale l’attaccante palermitano ha segnato il suo /
- /timo gol con la maglia rosa.
Taranto-Palermo è anche la sfida che ha dato vita alla storia più bella ma dannata, travagliata, raccontata e dibattuta della storia del club di Viale del Fante. L’/
- /timo scontro tra le due compagini risale all’agosto del 2002, l’esordio casalingo del Palermo che ha appena visto subentrare il nuovo presidente rosanero, Maurizio Zamparini, e tutta la ciurma veneziana nel famoso esodo estivo da Pergine Valsugana a Longarone, sede del ritiro della squadra rosa.
Di fronte agli oltre trentamila spettatori presenti sugli spalti dello stadio “La Favorita”, rinominato in onore del “presidentissimo” solo poche settimane dopo in occasione dell’esordio in campionato, scende in campo per il secondo turno di Coppa Italia il Palermo di Ezio Glerean.
Forse sarà stata la curiosità del cambiamento, del nuovo che avanza, di una squadra completamente rivoluzionata e di scoprire il famoso 3-3-4 del tecnico di San Michele al Tagliamento ammirato nel Cittadella di inizi anni duemila. Moglie olandese, tanti viaggi ad Amsterdam per ammirare gli allenamenti del “Golden Ajax” di Van Gaal negli /
- /timi anni di vita dello stadio “De Meer” e figlio della scuola michelsiana del calcio totale, Glerean gioca un calcio votato all’attacco e di pressing asfissiante partendo dagli attaccanti, sinonimo di spettacolo e divertimento.
Di fronte al Taranto il primo Palermo casalingo dell’era Zamparini si presenta con Sicignano in porta, Ferri, Bilica e Lucarelli in difesa, Di Donato, Marasco e Morrone in mezzo con il quartetto avanzato composto da Brienza, Di Napoli, Maniero e Mascara. La prestazione e il ris/
- /tato finale rispecchiano proprio le aspettative della vigilia, con un rotondo 4-0 per i rosa grazie alla doppietta di Pippo Maniero e ai gol di Mascara e Antonino Asta.
A rimanere nella memoria di tifosi e addetti ai lavori è il secondo gol del centravanti rosanero: il portiere pugliese Di Bitonto in un tentativo di rinvio centra Maniero in pieno fondoschiena e il pallone entra direttamente in rete, confermando il binomio che lega quella precisa parte anatomica del corpo alla fortuna più sfacciata.
Il 3-3-4 di Glerean a Palermo durò poco, pochissimo perché Maurizio Zamparini lo esonera dopo la prima giornata di campionato, una dinamica apparsa in quel momento quasi clamorosa ma destinata a diventare un vero e proprio cliché dell’era zampariniana. Quel Palermo adesso non c’è più, è ripartito da una nuova gestione in mano al presidente parente di colui che, qualche giorno dopo quel Palermo-Taranto, sarà impresso nello stadio della città. L’innovazione diventa tradizione, la novità diventa qualcosa di già noto ma le emozioni restano sempre le stesse.
Dopo venti anni Palermo e Taranto si sfidano di nuovo in un contesto completamente diverso, con la speranza che si possa ripartire da una nuova prova di forza e, magari, da un pizzico di fortuna. Con un Maniero in meno ma con un Fella in più che, a livello scaramantico e seguendo il corso ossimorico della storia, potrebbe anche portar bene al Palermo e alla sua esplosione in maglia rosanero.
Redazione