Palermo, sconfitta pedagogica. Uno, nessuno e centomila

Palermo, sconfitta pedagogica. Uno, nessuno e centomila

È arrivata la prima sconfitta, finalmente. 

Che sia un ossimoro o meno chi l'ha detto che perdere a volte debba essere qualcosa di negativo?! 

Dopo dieci vittorie consecutive, migliore attacco del mondo, difesa meno battuta della galassia qualcuno avrà inconsciamente pensato, le vinciamo tutte con agio. 

Il mesto pomeriggio della Favorita porta con sé una semplice ma pedagogica lezione, la strada che conduce alla gloria è piena di lacrime e sarebbe un errore imperdonabile pensare che tutto sia dato e (pre)costituito perché ti chiami Palermo. 

 

Il Savoia è sceso nel salotto rosanero con la voglia di chi affrontava la partita della vita e complice una disposizione tattica sapiente, ha fatto il blitz dinnanzi ad un Palermo certamente non nelle migliori condizioni psicofisiche. 

Una debacle senza conseguenza alcuna per la classifica (margine rimasto invariato a più nove rispetto alla seconda) e che quindi deve portare con sé quella riflessione serafica ma lucida insita in chi è conscio di se stesso e del suo essere. 

 

Il nervosismo palesato sin dall'alba della sfida di ieri appare alquanto fuori luogo e inspiegabile considerando il cammino di Martin e compagni. 

Sarà ulteriore elemento di analisi per il tecnico Pergolizzi che durante la settimana dovrà essere fine psicologo per riportare equilibrio e spensieratezza all'interno della squadra.

Il Palermo non può e non deve permettersi determinate licenze, troppo aulico l'obiettivo da perseguire per farsi distrarre da vane emozioni, che si sa ostacolano il ragionamento. 

 

Ma niente drammi, serve equilibrio soprattutto di analisi. 

Senza senso l'eventuale caccia alle streghe o colpevoli di non si sa cosa. 

Anche se ci saranno sempre i nemici della felicità a decantare l'oscurità e il pessimismo. 

Pergolizzi stratega anzi out, squadra perfetta ma dai mercato sbagliato, sì ma-forse-chissà-se-ordunque. 

Coloro che rifiutano l’esistenza di un qualcosa di oggettivo, perché la realtà non è come la si vede e la verità è soprattutto immaginazione.

Uno, nessuno e centomila.